mercoledì 29 agosto 2018

La risposta alle domande

10 Agosto 2018

Cattedrale di San Gerardo - Santuario di Fonti

La sveglia di Don Federico é "delicata" come sempre, ho dormito con i vestiti che userò per il cammino di oggi fino al Santuario di Fonti. 
Mi rendo conto che ho curato le vesciche a tutti e non mi sono accorto della mia formatasi su un dito del piede sinistro, scendo nel salone dove ho lasciato la mia borsa e curo anche me stesso. 
Gli altri sono tutti a fare colazione, a me ne rimangono solo cinque di minuti; dolci fatti in casa e latte. 
Iniziano le lodi mattutine e sbocciano i primi arrivi che si aggregheranno con noi fino a Roma. 

Iniziamo tutti insieme una breve camminata fino a Piazza Crispi dove un pullman a due piani ci sta aspettando per portarci fino alla fontana di pazzano, nota località dove nasce il bivio per Tolve o Tricarico. 
Ci avviamo tutti in un gran gruppone che ben presto si sfalda, io resto dietro per aiutare (se possibile) gli ultimi. Non tarderò molto a rendermi conto che alla fine l'ultimo sono io. 

Grazie a una macchina al seguito tutte le ragazze e i ragazzi dietro si sono fatti trasportare avanti. 

Oggi il 90%, o forse più, cammina senza zaino, c'era la possibilità di lasciarlo nel pullman. Io ovviamente i miei pesi, non solo materiali, lo porto con me. 

Ho bisogno di fermarmi dopo un paio di ore di cammino, esco dall'asfalto e mi siedo sotto un grande abete. 
Ti fermi e ti godi i suoni e i colori della tua terra, un falco che plana sulla tua testa, le spighe che ti solleticano la schiena, un paese in lontananza e distese di monti gialli e verdi, un cielo limpido e il vento che accarezza il viso. 
Scrivo due pensieri e riparto. 

Ho camminato con Federica, la ragazza è solare e ha un bel sorriso sereno, mi ha detto che lei sa non esserci docce a Fonti, mi chiedo come dovremmo fare sudati come camionisti, soprattutto fino a domenica. 
Vedrò più avanti. 

Intanto con passo veramente lento mi godo la mia Basilicata, campi coltivati che si alternano a boschi, mandrie di animali e genti semplici e di cuore, viste di piccoli paesini arroccati, alberi che riparano dal sole, fonti di acqua e aria, l'aria pulita della mia terra. 
I giorni sono stati pieni di pensieri o, come dico io, riunioni di condominio, in un momento decido qualcosa e ore dopo cambio idea. Ed ecco che la risposta che chiedi da tempo arriva, nei modi e nei tempi suoi e mi scappa un sorriso. 
Mi spunta dinanzi agli occhi un aculeo di istrice, il piccolo roditore volgarmente chiamato porcospino.  In verità il suolo è pieno ma, solo uno è intatto, lo raccolgo e lo porto con me sorridendo per la risposta avuta. 
Spesso durante i momenti di difficoltà che la vita ci presenta è di vitale importanza riuscire a mantenere un atteggiamento positivo e riporre tutta la propria fiducia nel fatto che tutto andrà bene e si risolverà nel migliore dei modi.
Spesso crediamo che una questione per risolversi bene debba andare per forza secondo i nostri piani, ma spesso dalle tragedie si nasce a nuova vita e si gode di una nuova felicità, allora dovremo sfruttare tutta la nostra energia positiva per vedere oltre e seguire la luce. In virtù di ciò, l'Istrice simboleggia proprio il valore della fiducia in genere. Quindi, il totem di questo animale mi invita ad affrontare le difficoltà con fede. 
E farlo anche con animo pacifico, fiducioso che presto riuscirò a risolvere.

Ormai la mia passeggiata in solitaria prosegue con animo più leggero e tra i miei monti fischiettando e canticchiando.





Incontro due signori con pecore e capre, chiedo se vado bene per la Madonna di Fonti, quello con il gregge mi dice di si "sempre dritto", al ché chiedo quanto manca grossomodo e mi dice quattro chilometri ... "ancora!!! Ma l'avete spostata la Madonna?" - chiedo e lui ridendo mi dice: "si, stanotte...non sapevo cosa fare, non prendevo sonno e l'ho spostata", ovviamente tutto in dialetto mentre il suo amico si piega in due dal ridere, non tanto per il dialogo quanto per la mia espressione tra lo stanco e il divertito. Ad ogni modo il dialogo prettamente lucano è quanto di più genuino e bello si possa incontrare nella mia terra. 
Proseguo, sento in lontananza i campanacci delle mucche e sulla strada trovo un branco di cavalli con puledri al seguito, tutto questo oggi è favoloso, le case com piccole aziende agricole a livello famigliare, la pace e la serenità che si respira qui è da invidia pura. 



Ultimi tratti sono pesanti per me, stavolta fisicamente. Riesco comunque a raggiungere la chiesa di Fonti e il mio gruppo, che ovviamente è già spaparanzato sull'erba o sui sacchi a pelo a godersi il sole e la pace mentre gruppi di Tricarico ci accolgono. 
Arrivo e trovo ragazze a un tavolo che mi fanno subito mille domande,  "fatelo almeno respirà" dice un signore che mi passa una bottiglina di acqua, nel mentre una voce si leva dal coro "complimenti alla mamma!" ... è una ragazza di Tricarico molto simpatica che successivamente riceverà da me uno scherzo che la farà arrossire dalla vergogna. 
Per ora accetto il complimento e cerco i miei. 

La doccia è ghiacciata ma va fatta, il pasto è buono, pasta al sugo e secondo piatto, frutta e rimango a tavola anche mentre pranzano Tiziana e Angela per ridere come sempre. 
Il pomeriggio scorre tra gelato e caffè, risate e relax. 
Mentre si chiacchiera tra "grandi" io e Elena veniamo chiamati per fare da animatori per un gioco-merenda, nel mezzo del quale ci sorprende un acquazzone estivo. Finiamo dentro. 
Con il mio amico Fabrizio nel momento in cui tutti spariscono per la messa serale, andiamo a procurarci due materassi su cui passare la notte e li portiamo nel salone dove il nostro gruppo si è piazzato. 
La serata e la cena scorrono in serenità, il cammino in terra Lucana si è concluso, ma rimane il cammino dell'anima dove incontreremo giovani da tutto lo stivale. 

La sveglia sarà all'alba e la direzione, domani, sarà Roma... ma prima gli animi degli amici sereni e felici di avercela fatta si uniscono in una birra del posto, una birra lucana. 





Grazie. 

giovedì 16 agosto 2018

Testa e piedi

09 Agosto 2018

Monte Carmine - Lavangone - Monastero delle Clarisse - Potenza Cattedrale

Una notte comoda dove ho dormito come un sasso, la sveglia l'abbiamo posticipata di mezz'ora. 
Saliamo sul terrazzamento della struttura per le lodi mattutine. 
Il risveglio dal monte Carmine è sempre emozionante. 
Quasi come un obbligo le lodi mattutine, io che sono sempre controcorrente non tanto gradisco il dover fare, mentre appena sveglio non voglio assolutamente nemmeno che mi si parli figuriamoci che mi si dica di sbrigarmi; i miei bisogni primari non coincidono con il volere altrui, se mai preferisco pregare con i piedi e aggiungere qualcosa camminando. 

La colazione con un bicchiere di latte e qualche fetta biscottata con marmellata, un paio di caffè ai più adulti. 
Prima di partire, qualcuno mi chiede ancora di curargli le vesciche. Mentre sono li in camera a operare, vengo a più riprese richiamato, sembra non fosse il caso di medicare adesso. 
Ovviamente proseguo con il "lavoro" e poi devo dedicarmi a me stesso... c'è bisogno anche di espletare dei bisogni fisiologici e ognuno col suo tempo. 

Il cammino è una metafora della vita, non è detto che quello che uno pensa di fare o crede sia giusto in quel momento vada bene per un altro. 
Ogni individuo ha necessità sempre differenti, chi ha bisogno di affrontare i suoi mostri quando il suo cervello glieli sbatte in faccia. 



Quando esco sono ancora tutti li, nonostante avessero urlato che partivano. Io ho voluto partire per ultimo, insieme a me il quindicenne Doc. 


Per quanto io vada piano a un tratto il passo-pensiero mi spinge più avanti con due ragazzi. Resta con me solo Doc e, spiegandogli le strade e i posti a me noti, imbocchiamo la salitina che porta a c/da Badia, subito sopra buttandoci a destra scendiamo un tratturo che ci fará tagliare fino alla Frazione Cicolecchia.



 Puntiamo la valle in direzione Avigliano Scalo passando per vari aglomerati di case. 
Finalmente in c/da Lavangone incontriamo un uomo che ci regala due noci pesche e una signora, zia Carmela, che ci dice essere la zia di una ragazza che cammina con noi. 
Stiamo bene anche se io non provengo da giorni semplici per via delle mie "riunioni di condominio" tra intelletto e sentimento. 



Incontriamo una coppia di cavalli vanitosi che sembra amino farsi fotografare 


e raggiunta la ferrovia siamo in due minuti alla chiesetta della contrada, ma non troviamo nessuno. C'è solo zi' Canio, un anziano signore che abita nel borghetto dinanzi la minuscola chiesina, che ci dice che Don Carmine passa di li solo la domenica per la messa. 



Non è la prima volta che nessuno dice o sappia dove sia la destinazione, ieri qualcuno mi indica la Chiesa Madre di Avigliano per poi correggermi quando ero già sopra al paese e quindi siamo dovuti ridiscendere la ripida discesa; oggi ho chiesto a più riprese dove si doveva arrivare e tra Lavangone e Scalo di Avigliano non si riusciva a capire, alla fine raggiungiamo l'unica chiesetta, Spirito Santo, del posto e non vi troviamo nessuno. L'informazione arriva mentre siamo come due fessi sotto un alberello, che il ritrovo era la scuola. 
Io non ce la faccio più... il ginocchio, la testa, il cuore... è tutto sovraccaricato. 
Mollare non ha mai contraddistinto il mio carattere ma non mi ha mai portato nulla di buono perseverare, e con le persone e con le situazioni. 
Alla fine sono in ferie e forse è più giusto starmene in casa a rilassare mente e corpo. 

Mi fermo in stazione e nella fresca sala d'aspetto, priva di sedie, mi distendo a terra. Il pensiero di fermarmi qui è presente. 

Forse oggi ho bisogno io di una spinta... arriva dal nulla la mia amica di una vita Elena, sempre pronta a supportarmi... lo fa anche oggi e mi colpisce nel mio punto debole "esci e vaglielo a sire tu ai ragazzi che lasci e torni a casa, diglielo guardandoli negli occhi"... così è scorretto... dopo aver visto la mia delusione, la mia fragilità e la mia paura di condividere il mio dolore ci alziamo e riprendiamo da dove avevamo lasciato. Mi sono fidato di lei, come sempre. 

Il cammino riprende e per ultimo inizio la lunga strada in saluta fino a c/da Botte insieme al salesiano Federico. 
Mi "stuzzica", mi sprona, mi punge e ne esce l'inizio di un dialogo profondo. 

Forse abbiamo sbagliato ad allungare per passare da qui, come ritenevo io, perché la strada in salita da Tiera la soffriamo tutti, nessuno escluso. 

Qualche giovane cede e sale sulle auto della comunità di Don Carmine che ci seguono. 
Io non mollo un caxxo! 
E la mia gioia sale quando vedo altri non mollare, qualcuno forse cede lo zaino ma arriverà al Monastero delle Clarisse con i suoi piedi. 
Anche Meri che ha vesciche, che ormai sono piaghe, sotto i piedi e un ginocchio che si scoprirà avere del versamento, arriva ostinata con le sue forze in cima. 

Gi ultimi chilometri sono tosti per me ma sono aiutato dalla compagnia di Arianna e Francesca, tra lo scherzare e il prenderci in giro la sfanghiamo... ecco il Monastero! 

Purtroppo qualche giovane che è salito in auto e ha già mangiato, non pensa di lasciarci il posto quando ci vede accomodarci a terra. Io mi siedo vicino ad Angela, che sento sempre più amica, una persona eccezionale. 
Il pranzo è da far girare la testa a un Lucano Doc, parmigiana di melanzane e poi delle cotolette di melanzane con scamorza, per chiudere i dolcetti fatti a mano dalle suore che sono una prelibatezza. 

Ci aspetta l'arrivo vero e proprio in Cattedrale a Potenza... indossiamo nuovamente le calzature e via pronti per la discesa che ci porta in città, per me la vista scendendo è bellissima...la mia città che amo e odio, quella che mi ha dato più brutture che cose belle, che però involontariamente mi ha forgiato, ha forgiato il carattere di saper atare con chiunque, belli e brutti, buoni e cattivi, la città che con le sue strade mi ha insegnato a farmi valere per altre strade in giro per il mondo. 
Me la guardo dall'alto, prima dell'arrivo all'Epitaffio, alla sua famosa fontana... "Benvenuti a Potenza", recita il cartello stradale... casa, le mie radici, strano entrare a casa propria a piedi. 
Chi mi precede decide di allungare il percorso, io dopo Lavangone ho deciso di accodarmi al gruppo e mettermi un po' da parte. Mi sento spesso "accusato" di voler fare a testa mia. 
Alla storica chiesa di Santa Maria ci fermiamo per decidere quale via intraprendere, via breve ma intensa o via più lunga e più leggera? 
Si sceglie la via lunga, dove poter dare testimonianza passando per tutta la via principale del centro. 
Nemmeno a dirlo io non sono d'accordo. 
Siamo a pezzi, oggi abbiamo esagerato e per di più alle 19 c'è la celebrazione, non avremo tempo per lavarci e rilassare un po' le nostre membra. 
Fatto sta che io a metà strada mollo il gruppo e "taglio" pe la storica e bella Villa del Prefetto, arrivo in Cattedrale dove trovo un vecchio amico a timbrarmi la credenziale e una ragazza e suor Adelia ad accogliermi e indicarmi il salone dove mollare il bagaglio. 

I maschi hanno i bagni nella struttura nella chiesa di San Michele, le donne nell'ala dedicata al noviziato del Vescovado. 
Io chiedo di usare quello nel vescovado e giacché le ragazze che ci sono a breve finiranno di prepararsi e andranno a messa e quelle del mio gruppo arriveranno alle 19 in punto e senza lavarsi faranno parte del coro in Cattedrale, io ho via libera e il benestare della simpatica e attivissima suor Adelia. 

Durante la mia attesa nelle scale del noviziato, sale una ragazza, subito mi presento e giustifico la mia presenza li, essendo senza velo non capisco subito che si tratta di una suora; prima va a controllare le ragazze in bagno e poi mi invita a usare la sua stanza che è libera in quanto ora tutti ma proprio tutti andranno alla celebrazione con il Vescovo. 
Accetto e salto la messa, ho bisogno di un bagno e di ricaricare le pile morali e fisiche. 
Dalla finestra mi intravede Don Giuseppe, una delle persone che stimo di più al mondo e che ogni volta a Potenza inseguo per poterlo salutare e avere la sua tirata di orecchie, mi chiede che ci faccio li dentro e rispondo che so pensando di farmi suora. 

La serata è molto bella, la cena comunitaria e ottima, noi che ci sentiamo sempre più gruppo, Azia che suona il pianoforte nel salone dove dormiremo, qualche piede da sistemare sgonfiando vesciche, sorrisi post stanchezza e post nervosismi, gesti di amicizia che non ti aspetti, e quelli invece che conosci. 

Con Nico approfittiamo per uscire per le vie del centro città e bere una birra dissetante, Salvatore, Federico e altri non capiamo dove siano. 
Qualcuno diceva che io non ho amici, infatti camminare per la via Pretoria per me è sempre una via crucis, nel senso che mi fermo a salutare persone ogni 3 metri... ma tant'è!!! 




Nel rientrare, io e Nico, incontriamo il gruppo di Salvatore che proviene da Piazza Mario Pagano. 
Scegliamo il posto e ci piazziamo. 
Intanto Don Federico mi invita a occupare nella sua stanza l'unico letto libero, già conosco i suoi risvegli mattutino ma accetto. 
Non so se domani a Fonti avrò un materasso o il pavimento e comunque a Roma dormiremo a terra all'aperto, per cui mi tuffo in branda. 

Giornata piena, leggera, pesante, comunque ricca. 

domenica 12 agosto 2018

Accoglienze lucane

08 Agosto 2018

Baragiano Scalo - Ruoti - Avigliano - Monte Carmine 

La sveglia me la da Don Federico e lo fa nel suo dolce modo rude, apre la porta e mi chiama con la dolcezza di un minatore. 
La colazione di Don Luigi rispecchia a pieno la cena e tutta l'accoglienza. 
Io stamane non mangio, prendo un tea al tiglio e un caffè al ginseng, ma quattro merendine le carico nello zaino lo stesso. 

Ieri sera fuori, sul sagrato, ho bucato e disinfettato le vesciche a molti. Cerco di scherzare con tutti, soprattutto rompere il ghiaccio com i ragazzi e ragazze non della mia parrocchia. 
C'è la coppietta di ventenni molto simpatici e gentili, lui studia ingegneria lei medicina, io li chiamo cip e ciop. 

Dopo ieri sera Don Federico mi "punta", vuole parlare con me e quindi dopo l'avvio sulla Statale fatto in gruppo recitando il Rosario, noi due troviamo lo spazio e il tempo per dialogare, complice anche lo sfaldarsi del gruppo accentuato dall'inizio della salita dopo aver deviato dalla Strada Statale. 



Ad un punto la voglia di caffè mi attanaglia, vedo una casa e una signora e dico "Federico che ne dici se chiedo spudoratamente un caffè? Non era Gesù a dire chiedete e vi sarà dato?". 
Intanto si era fermata Tiziana, che ci precedeva di pochi metri, a chiedere di poter riempire la borraccia alla fontana. 

Inizio a scherzare con la signora Maria che ci invita ad entrare nella sua proprietà e ci offre biscotti e succo di frutta, oltre al desiderato caffè. 
Si chiacchiera, si scopre che Maria ha parenti al mio rione; il momento è piacevole e anche le ragazze che si fermano con noi ne giovano. 

Più giù anche gli altri compagni di cammino trovano case che si aprono e ospitalità lucana. 







Riprendiamo il cammino con il piccolo sottogruppo formato da me, Don Federico, Tiziana, Antonio, Angelica, Sofia e Asia;
ben presto ci separiamo anche tra noi, ognuno ha il suo ritmo, il suo passo, il suo bisogno. 

Inizia un discesa che per molti è manna dal cielo, per me che soffro al ginocchio sinistro, invece, è tortura. 
Siamo in un boschetto dove la frescura la fa da padrone e costeggiamo piccole aziende agricole di famiglia, un buon tratto lo faccio solo con Francesca e ritroviamo Antonio quando riprendiamo a salire.




Da quest'altura vediamo Ruoti, ricordo che esiste una stradina sulla sinistra che scende fino alla "fiumara" per poi risalire dritta in paese, ma mi confondo e porto i ragazzi dove invece siamo bloccati da grossa vegetazione. Dalla strada asfaltata che volevamo raggiungere, Salvatore ci avvisa che abbiamo sbagliato. Risaliamo la strada e facciamo il semplice giro lungo, anche se siamo provati. Ancora una sosta al fresco, beviamo e ridiamo, passa una ragazza in auto e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto, ci dice che la scorciatoia è più indietro, all'altezza della vecchia fontana in disuso, ma noi decidiamo insieme di proseguire ormai per la via normale. 
Si aggregano Sofia e Alba mentre io controllo il piede di Francesca; Alba non ci aspetta e tira con bel passo, il nuovo quartetto riparte insieme e si da nuova forza. Intanto Arianna via messaggi ci dice che è dietro di noi e non vuole stare sola, la spingo a raggiungerci dicendole che siamo poco più avanti. 

Incontriamo tre uomini al lavoro e chiedo per la villa comunale e soprattutto se posso tagliare da dove stanno creando una strada nella terra, mi dicono di si e dopo qualche battuta e due risate saliamo e entriamo nel paese di Ruoti. 
Un vigile ci indica la villa; 
Alba ci aspettava; 
Le signore volontarie del luogo sono alle prese con il nostro pranzo; 
Io mi lascio cadere al suolo e tolgo le scarpe. 
Sciacquo i calzini appena tolti e rimango in infradito, prendendo spunto dal gruppo dei giovani maschietti. 

Il pranzo è un bellissimo momento di accoglienza e condivisione che i nostri ragazzi meritano. Io mangio vicino a Don Rocco, parroco di Balvano originario del Congo, che prende due birre per l'evenienza.
Siamo serviti e riveriti dalle signore che ci hanno preparato anche tre ciambelloni e comprato dei dolci. Queste donne ruotesi sono simpatiche e iniziano a giocare con le battute che faccio loro e ne fanno loro a me, le risate si sprecano.  
Il caffè d'obbligo tra noi accompagnatori e pronti per ripartire... direzione la vicina Avigliano. 

Scendiamo a valle dove passa un fiumiciattolo accompagnati da due tredicenni e di li l'infinita salita fino a destinazione. 





Francesca è con me e tiriamo con grandi falcate. All'ingresso del paese ci raggiunge l'instancabile Sofia e insieme saliamo fino alla Chiesa Madre, poco dopo una telefonata ci avvisa che il ritrovo era più giu, a S. Giovanni. 

Ci accolgono con vassoi di pizza e bibite, siamo tutti stanchi, sfiniti e ci manca ancora il Monte del Carmine. Ne approfittiamo in tanti per lavare qualcosa. 

Arrivano anche i più piccoli e io ovviamente passo il mio tempo con David. Durante la messa nel piazzale antistante la parrocchia me ne resto in disparte e vengo assorbito dai miei pensieri. 

Ceniamo e siamo pronti tutti in gruppo per questa salita al monte in notturna con le lucine. 
Tutti lasciano gli zaini, che ci verranno fatti trovare a destinazione; io no, io il mio bagaglio di materialità, ma anche di domande e di pesi lo porto sempre con me, ogni istante, fino all'ultimo. 

Si vuole fare una sosta nella chiesa Madre, nonostante non proprio tutti siano d'accordo; appena partiti, neanche il tempo di prendere il passo e già ci fermiamo, oltre al sudore ormai asciugatosi addosso così facendo ci stronghiamo le cosce. 

La salita è suggestiva e spesso ne approfittiamo per spegnere le luci e goderci il cielo stellato nel silenzio dei grilli. I pensieri vanno in giro come schegge impazzite. 

Finalmente Monte carmine e non si va in doccia e in camere finchè non si prega la compieta. Nessuno segue le parole del parroco, tutti sono con i loro sguardi assenti. 
Andiamo nelle camerate, abbiamo letti stasera e due docce, per quanto rapidi andiamo in branda oltre mezzanotte. 

La giornata è stata pesante ma bella, anche oggi abbiamo incontrato gente speciale e accogliente con l'umiltà delle genti lucane. 

giovedì 9 agosto 2018

Seconda tappa

07 Agosto 2018

La sveglia è alle 5.30 e non scappa nemmeno un minuto, la colazione è pronta sulle tavolate, ciambelle di ogni tipo, latte e caffè. 
Prepariamo gli zaini, alcuni maschietti sono svegli e operativi dalle 5.15, lodi mattutine e siamo pronti. Io evito le lodi per altri tipi di risveglio mattutino. 
La t-shirt e lo slip lavati ieri sera sono ancora bagnati, l'umidità post temporale di ieri non ha aiutato, spille da balia e li attacco allo zaino, si asciugheranno in cammino. Forse.  

Con noi, per questo tratto da Muro Lucano, ci sarà Don Ovidio parroco di Bella e un giovane che dovrebbe indicarci le strade. Dopo ieri c'è gran parte del gruppo che si fida di me e mi chiedono di parlare con il ragazzo-guida per decidere quale strada fare. 
Siamo d'accordo, ovviamente, per scendere a Capodigiano, io ritengo che senza arrivare alla piazzetta prendiamo per Le Valanghe, per lui meglio un'altra strada un po' più lunga, perchè lui ritiene che la mia opzione sia faticosa. 
La sfango io, ma non c'era dubbio. 
Vero è che ci sono delle salite che si fanno sentire, ma il tratto è più corto e in mezzo alla natura. 

La mattinata ci regala una fitta foschia che man mano si alza ci offre una fresca brina. A capo al gruppo c'è Manuel che ci stacca un po', grande grinta e polmoni, buon passo, lo lasciamo andare; seguiamo io con Sofia, Federica una ragazza della Parrocchia di Don Bosco, Maciel, Fabrizio, Antonio e Alba.

La passeggiata è molto piacevole, con i ragazzi si chiacchiera un po' mentre passiamo tra boschetti di conifere e abeti, grano e qualche casa li nei monti con cartelli di vendita. 
Lasciamo Muro con la nebbia che inizia a liberare il paese, mentre inoltrandoci sul monte ricoperto da vegetazione e vitigni la nebbia è ancora fitta e piacevole la frescura che regala. 
Ci raggiungono per poi ristaccarsi Victoria e Alyssa. 
Sono pochi i chilometri di distanza da percorrere per questa prima parte di tratta. Raggiungiamo la base dell'altura dove poggia il comune di Bella, indico verso destra dicendo ai ragazzi che ci siamo e che se non ci fosse la nebbia si vedrebbe il paese. 
Sono passate da poco le 8.30 e la nebbia inizia a liberare anche il paese a noi prossimo, si vedono le case, siamo a poche centinaia di metri dal centro abitato. 
Durante il tragitto, ad ogni bivio o stradina, noi battistrada lasciamo dei segni, delle frecce fatte con oggetti di fortuna, pietre, fiori, legnetti o canne, per indicare il giusto cammino al gruppone, ormai sfaldato e diviso, che ci segue.




Passiamo panorami coperti da una foltre di nebbia ma che ci regalano l'essenza della Lucania, balle di fieno, fattorie, aie e via discorrendo.







Siamo in otto ad entrare nel paese, insieme a Samuele di Don Bosco che ci seguiva a non molta distanza e che sbuca dall'ultima salitona tra i boschi mentre noi siamo seduti a riposare i piedi dalla piccola fatica; incontriamo un fruttivendolo e ci tuffiamo a prendere delle noci-pesche e banane, nel frattempo arriva il gruppo centrale alla spicciolata. 




Il mio gruppeto prosegue fino alla piazzetta difronte alla chiesa della Madonna delle Grazie, cuore pulsa te del piccolo centro lucano. 
Tutti seduti sulle scale del sagrato e foto di rito con quelli arrivati e qualche residente incuriosito da noi. 

Mentre tutti iniziano a scendere in oratorio dove approfittano per lasciare gli zaini, usare i bagni e lavare qualche indumento, io aspetto il gruppetto finale che arriva con un po' di distanza un po' giu si morale e accusando qualche fastidio di troppo. 
Il sole ora è alto e caldo, si fa sentire. 
Tutti giu in oratorio per le nostre necessità, timbro e firma della credenziale del pellegrino che appongo a molti io stesso contornandolo dalla data, da buon hospitalero sulla via di Santiago. Lascio il testimoni ai giovani che si divertono e con Elena ci beviamo un buon caffè ristoratore gentilmente offerto da Don Ovidio. 
Il sole può asciugare la mia roba adesso. 

Incontro l'ex Preside dell'Istituto Comprensivo di Bella, prof. Coviello, che mi riconosce e mi saluta calorosamente come suo stile; dentro trovo Rocchina, maestra dell'I.C. che ci accompagnerà nella breve visita del paese e del suo castello, raccontando ai giovani le gesta di Isabella e la sua diplomazia verso i Normanni conquistatori. 

Nell'oratorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie ci offrono un pranzo-merenda e con Salvatore il seminarista ci apriamo due birre prese al volo passando davanti un market del paese. 

Pomeriggio di cammino, nuovamente in orario scomodo e faticoso, fino a Baragiano Scalo. Don Ovidio, parroco di Bella, ci accompagna e opta per la strada Statale, ma soffriamo tutti più per il via vai di auto che per il caldo davvero pesante, basti pensare che oggi mezza Europa è sotto temperature torride e se fa cosi caldo tra i miei monti significa che altrove stanno vivendo in veri e propri forni. 
Al primo bivio io invito tutti ad uscire dalla Statale per entrare nella frazione di Carlotta, in pochi mi seguono e sono i ragazzi che ribattezzo come i rivoltosi, sono Manuel, Fabrizio piccolo, Antonio, Francesca, Alba e Meri. Tiriamo dritto in mezzo al silenzio fino a sostare sotto un grande albero e pranzare con le nostre pizzette, il momento per me è uni dei migliori e ringrazio i miei giovani amici.  



Riprendiamo il cammino e Francesca tiene bene ed è sorridente nonostante ieri abbia sofferto molto, mentre Meri non riesce a camminare e ha molte difficoltà, resta con lei Antonio Gentile mentre noi li precediamo per poche decine di metri. 

Svoltiamo al campo sportivo e mi sento a casa, merio del mio passato da calciatore nella squadra locale. Uscendo sulla strada principale c'è la sosta al bar della stazione dove ci prendiamo degli estathè freschi e ci riposiamo un po', nonostante siamo arrivati in parrocchia. 




Davanti alla chiesa siamo accolti dai nostri compagni di cammino e dalle persone della comunità baragianese che ci ospiteranno per darci la possibilità di lavarci. Noi siamo in cinque, Manuel, Fabrizio piccolo, Francesca, Alba e io, ci avvicina Maria, una maestra del comprensivo di Bella e ci porta a casa sua tutti insieme, così quel che resta del gruppo dissidenti non si scompone. 

A casa ad attenderci c'è il marito di Maria, Peppino, ingegnere in pensione; parliamo tanto mentre tra un caffé e un dolce, un frutto e una coca-cola, ci alterniamo in doccia. 
Maria e Peppino ci aprono la porta della loro mansarda e mandiamo prima le ragazze a sistemarsi dopo le fatiche del giorno, poi è la volta dei due maschietti che raggiungo dopo poco. Le risate tra me, il mio omonimo e Manuel si sprecano, specialmente quando da buoni maschietti ci confrontiamo su problemi intestinali.
Ritorniamo al piano di sotto che Maria ci offre ancora cibo e torniamo in parrocchia, ci aspettano gli altri, anche loro ospiti in altre famiglie, e la nostra Elena con Don Federico ci hanno avvisati del momento di condivisione pre-cena. 

Nelle sale che servono da oratorio il sempre sorridente Don Luigi ci ha preparato un'accoglienza super, ogni ben di Dio in una bella comunità parrocchiale e ciliegina sulla torta...la birra!!! 

Gradiamo e ringraziamo, Angela più di tutti. Il cibo è ottimo e la mia chiacchiera con Don Luigi di più. Dopo il timbro sulla credenziale nel suo ufficio, proseguiamo a parlare fuori in una fresca serata estiva che solo la Basilicata sa regalare; al discorso introduciamo anche Don Federico, il salesiano mio coetaneo, e rimandiamo a domani il discorso quando si fa troppo serio e personale. 
Saluto tutti mentre Martina ha avuto la sorpresa degli amici che l'hanno raggiunta per aspettare insieme la mezzanotte e festeggiare i suoi 18 anni. 

Abbiamo delle stanzette a disposizione e le occupiamo alla ben e meglio ma dormiamo a terra. 

È stata una bellissima giornata dove i due gruppi si sono ben integrati e a me hanno regalato attimi di dimenticanza. 

mercoledì 8 agosto 2018

Per mille strade

Per mille strade

06 Agosto 2018

Il viaggio in Terra di Palestina con la sua estensione nel Regno di Giordania è ormai finito da un paio di settimane, ma è ancora forte in me la sua presenza. 

Il tempo di rientrare in Italia che già sono pronto per un altro viaggio, un po' differente, più spirituale se vogliamo, ma con la compagnia che preferisco, ragazzi e ragazze adolescenti. 

In occasione del Sinodo dei Giovani voluto dal Papa, con una ventina di giovani iniziamo un cammino per le strade della Basilicata. Insieme a noi un gruppo di diciassettenni dell'oratorio Don Bosco. 
Il ritrovo per me è in casa famiglia dove mi aspettano i miei cari amici, Elena e Nicola, e alcuni dei ragazzi e delle ragazze che cammineranno con noi.   
I giovani sono entusiasti e un po' spaventati non immaginando cosa li aspetterà. Ieri abbiamo fatto un incontro di preparazione, con gelato annesso, e abbiamo potuto costatare il loro stato d'animo. 

Alle 8.35 carichiamo gli zaini sul pullman che ci porterà tutti a Castelgrande, da li inizieremo il nostro cammino. 

Sembra io sia il più esperto di camminate qui. 

A Castelgrande ci accoglie un vigile che ci accompagna in Cattedrale dove il Vescovo tiene una messa per la Vergine di Fatima e per i pellegrini che si stanno mettendo in cammino verso Roma. 
I ragazzi sono euforici e sorridenti, grazie a loro e alla loro età è sempre tutto più facile. 

Alla fine della celebrazione eucaristica, la comunità del piccolo borgo lucano ci offre un pranzo che non è proprio al sacco come sapevamo; pasta, pizza, rustici, arancini e un mondo di panini. 
Nella piazzetta antistante il sagrato, sotto un forte sole, ci nutriamo come se non ci fosse un domani. 


A fine pranzone rientriamo per il primo timbro sulla credenziale del pellegrino apposto da Don Pino, parroco di casa, il quale ci spiega un po' anche la Copia della Sacra Sindone che ha in chiesa. 

Pronti? 
Nemmeno per sogno, fuori la comunità ha preparato uno spuntino, anguria per tutti. 
Uno zucchero questo frutto... ovviamente siamo in Basilicata, prima di partire ci regalano anche delle bottigliette fresche di acqua. 
Il caldo è forte e l'orario non aiuta.
Ci mettiamo in cammino ma per andare a visitare "la casa delle farfalle", un parco dedicato al sommo botanico castelgrandese Guglielmo Gasparrini, creato con fondi pubblici (quando i soldi della comunità vengono ben spesi) dove si fanno nascere le farfalle e poi messe a vivere in una cupola con ambiente ideale. 


Da qui ritorniamo indietro per prendera la strada che ci condurrà a Muro Lucano, nostra meta di oggi. 
Il Sindaco di Castelgrande, buon apicoltore (mi ha mostrato le arnie didattiche che usano per le scolaresche), ci accompagna con il suo entourage; 
prime disquisizioni sulla strada da prendere, Don Carmine parla della strada del grano, gli altri sono scettici, io ascolto e osservo. 
Scendiamo fino alla Contrada Pannicaro passando per la chiesina di Santa Maria di Costantinopoli, durante la lunga discesa il gruppo inizia a disgregarsi, io sento il desiderio di stare un po' in mia compagnia e dopo le chiacchiere e gli scherzi del primo tratto prendo il passo-pensiero. 



Supero anche il trekker Manuel, che ha un gran bel passo, e arrivato alla fine della strada senza aspettare nessuno opto per la strada a sinistra entrando nella contrada Pannicaro fino all'altezza della Trattoria che prende il nome dalla contrada stessa, da qui uscendo dalla strada scendo a destra imboccando un vecchio tratturo che si inoltra tra la vegetazione e soprattutto mi regala bei momenti di pace immerso negli alberi che offrono riparo dal caldo pomeridiano. 
Il tratturo inizia rapidamente a salire fino a sbucare sulla strada statale, lo soffro un po' ma gambe e fiato so o presenti. La statale con un paio di curve, contornate da antichi accessi a case private, mi porta al cimitero; evito di proseguire e giro per la Contrada Cappuccini dove c'è l'omonimo conventino, si passa dinanzi a una graziosa chiesina.


Il mio stato d'animo è più sereno ed entrare in paese mi tira fuori un sorriso, via Contigua Raia conduce sul belvedere Torrione, la vista dall'alto è eccezionale, oltre al paese in basso spostandosi sul piazzale del Castello si possono vedere le profonde gole dell'Appennino Lucano e tutta la piana. 

Cammino ammirando uno dei paesi presepe della Basilicata, quel posto dove se incontri un fruttivendolo con il camioncino e gli chiedi il prezzo di una pesca, lui te la regala, una regione dove ancora regna la semplicità e l'accoglienza. 






Piccola sosta in Cattedrale per ringraziare e scendo nella piazza centrale dove credo alloggeremo, infatti una volta seduto a uno dei bar ascolto le conversazioni tra persone fuori la chiesa di Sant'Andrea Apostolo che ci stanno aspettando. 
Arriva il resto del gruppone che ha fatto un giro un po' troppo lungo, arginando il paese e risalendolo dalla parte opposta. 


Tiziana arriva sfinita e con macchie rosse sulle gambe, ha bruciori. L'accompagno nella farmacia della piazza e mentre disquisiamo con la farmacista su cosa è meglio fare, lei ha un mancamento, la sorreggo e aspettiamo che si riprenda. 
Mentre noi ci prepariamo a visitare il castello con Chiara una guida del posto, inizia a piovere; nell'attesa i ragazzi dell'oratorio salesiano intrattengono con un gioco, io salgo dove alloggeremo per la notte per medicare il piede di Sofia e prendo il mio giubbottino per la pioggia, Tiziana va a farsi vedere le gambe da un medico.
L'euforia si impossessa anche di me. 
Durante la visita alla cattedrale e ai suoi sotterranei inizia un grande acquazzone. 

Al nostro rientro i ragazzi della parrocchia ci fanno trovare una buona cena a buffet, ci laviamo a rilento in quanto abbiamo solo due docce e co riuniamo per il primo momento di condivisione del cammino. Compieta e sistemazione nelle stanze, tutti a terra mentre io con Don Carmine e Don Federico dei salesiani approfittiamo di tre materassi in una stanzina. 
La domanda pre sonno che ci facciamo è "ma russate?"... la risposta unanime è no... vedremo. 

Come inizio è stato ottimo, la compagnia ovviamente è la migliore che si possa avere, i più giovani riescono sempre a farti stare meglio con la loro spensieratezza e voglia di vivere.