sabato 21 luglio 2018

Dall'alba del deserto, al tramonto del mare

19 Luglio 2018

Sveglia all'alba, in pieno deserto. Non ha fatto molto freddo, l'escursione termica non è stata tale da farmi coprire, solo verso le quattro del mattino mi sono tirato sul corpo la coperta.  







Sempre emozionante mettere i piedi nella sabbia fresca della notte appena trascorsa e sentire quell'aria ancora respirabile. 
La colazione è pronta, io mi godo la luce del sole che si alza e che pian piano avvolge dune e rocce. 

Il nostro driver, il giovane Omar, che avrà nemmeno quindici anni e già guida come uno dei più esperti autisti nel deserto, fa colazione anche lui e ci aspetta per riportarci alla base. 

Questo giovane autista, con un sorriso da far sistemare al miglior odontotecnico, ci ha scorrazzato in lungo e largo per il Wadi Rum facendoci, spesso, sobbalzare a mo di giostra tagadà. 
Ci ha offerto il tea nelle soste, caldo come un abbraccio e dolce come l'accoglienza.
È rimasto con noi anche per la cena e la notte. 
Ogni tanto io con fare napoletano lo chiamavo gridando nel silenzio "O'mar!"... e lui con aria sempre stupita mi guardava e poi sorrideva. 
Il cioccolatino post pranzo a sacco di ieri é andato a O'mar, anche se non era il regalo adatto a un ragazzetto con le carie. 
Fatto sta che l'ha mangiato. 



La notte è trascorsa benissimo, lontano dal mondo reale e virtuale, sdraiato su una roccia a godermi il cielo stellato, che solo l'Africa o il Medioriente possono regalare, nel buio pesto solo la luna e le stelle indicano la via. Io mi perdo tra via lattea, una figata pazzesca, e pensieri.

Scalzo e con il corpo su un tappeto, fantastico di altri viaggi fini ad addormentarmi coccolato dal leggero e sempre libero venticello. 

A fare colazione arrivano anche i due amici di ieri, il professore universitario inglese e il suo compagno malesiano, tra tea e formaggio tiran fuori un pacco di merendine non meglio identificate, ne regalano un paio anche a me e Rodrigo. 
Ovviamente c'è anche Araf, la piccolina del campo, che già gironzola tra gli adulti mangiando biscottini. 



Alle 8.00 siamo tutti e quattro pronti per essere portati da Omar alla base, dove il grande capo Hussein aspetta il vile danaro con quella sua risata furba. 



Il paesaggio è incredibile... con un silenzio maggiore di ieri, se possibile, ci godiamo l'avvio della giornata con la luce che man mano mangia l'ombra. 




Una volta alla base inizia la trattativa, lui fa il furbo, nello scherzo gli parlo in italiano e gli dico che gli taglio la gola, lui risponde che è un beduino e sopravvive li da millenni nel deserto, figuriamoci. 
Risate e pacche sulle spalle, ma non vuol scendere sul prezzo. 
Pezzo di cane pecora! 
Ci affida a un tassista grasso e con baffetto alla hitler... inguardabile, gli dico di fermarsi dove si paga il ticket d'ingresso e aspettare qualche minuto. 




Ieri Rodrigo andava di fretta e senza lasciare il tempo di ragionare ha pagato i due ingressi nell'area protetta, che è il Wadi Rum, nonostante avessimo la Jordan Pass che fa accedere a tutti i siti statali. 
Io provo a farmi ridare indietro i 10 JD. 
Capisco subito che i due addetti, annoiati e che nemmeno alzano lo sguardo, non hanno nessuna intenzione di tornarci il denaro. 
Uno di loro dice che è colpa del PC che non da modo di fare i rimborsi, questa sua affermazione é vera quanto é vero che io ho l'anello al naso, idiota! 

Faccio parlare il brasiliano che ha nell'inglese la sua seconda lingua e specificare che non c'è ne un cartello che ricordi della Jordan Pass (come in altri siti ndr) ne loro ieri ci hanno chiesto qualcosa, ma non cava un ragno dal buco, allora con tono decisamente alterato in italiano chiedo perché mi devono fregare... momenti di panico quando il "duro del road house" mi fissa in cagnesco pensando, probabilmente di intimorirmi, invece il mio sguardo è peggio del suo, inoltre peso almeno il doppio. Distoglie lo sguardo dopo attimi di sfida e abbassa la testa, che non alzerà mai più. Scem'. 

Li mando a quel paese e vado dalla polizia turistica, si alza il superiore mi dice di seguirlo e va a fare la partaccia ai due bigliettai, il "duro" ancora con la testa bassa, cosi resterá tutto il tempo, mentre l'altro spiega che non può, avremmo dovuto ripassare ieri, certo...  in mezzo al deserto mi incamminavo per chiedere il rimborso a circa 40 km, giusto! 

Intanto il tassista ciccione sbuffa e rompe, io lo ignoro mentre il brasiliano, molto più accondiscendente di me, dice di  andare perchè il driver è già nervoso. 
Parte la mia risata isterica con "e sti cazzi?". 

Si torna ad Aqaba tra la vista di cammelli e di deserto che continua anche fuori dal Wadi Rum, fino al Mar Rosso.  





L'autista in pieno silenzio dopo la mia risposta scocciata con tono disturbato e in italiano. Ha capito che non era aria. 
Gli squilla il telefono e chiude tutti i finestrini per parlare, io accendo l'aria condizionata perchè davvero non si può resistere a quelle temperature a nemmeno le 9.00 del mattino; lui sbuffa e io gli faccio cenno che fa caldo, chiude la telefonata immediatamente e riapre tutto come prima. 

Finalmente hotel, finalmente coccole... chi prende il bagaglio, chi apre la porta. Sorrisi e gentilezze, aperitivo di benvenuto mentre Brian, la solita ragazza (!!!), ci fa il check-in con dolci sorrisi e poltrona d'ordinanza per chi viaggia in Business class (e io che c'entro?). 



In camera mi prendo tutto il tempo di cui necessito per sistemare me, lo zaino e riposare. 
Ho voglia di andare nella mia città natale e riposare davvero, nel fresco che solo Potenza sa regalare a Luglio. 



Il mio relax prosegue in spiaggia, mi addormento circondato da burqa e mi risveglio, sotto un sole bollente e con la faccia segnata dall'asciugamano, con di fronte la visione di un perfetto bikini... il sole fa malissimo, penso, e me ne vado in SPA, sauna, bagno turco, idromassaggio e rigenerato vado a stendermi in camera. 



Preparo lo zaino per domani, sarà il giorno del rientro in Israele. Mi aspetto controlli e domande ma neanche più di tanto. Mi ricordo che sarà Venerdì, domani, per cui giorno di Shabbat, la festa ebraica settimanale e loro la festeggiano di Stato, per cui se vorrò arrivare a Gersalemme entro domani sera, mi toccherà partire quanto prima; la frontiera il fine settimana apre alle 8.00, dalle 13.00 non circolano più bus quindi devo passare la frontiera e raggiungere Eilat, la città israeliana gemella di Aqaba che la guarda di fronte, entro l'ora di pranzo quando partirà l'ultimo bus per la cittá contesa. 

A questo punto doccia e andiamo a cenare subito, giacchè mi dovrò svegliare presto. 

Puntiamo al risparmio ma senza disdegnare il gusto, per cui dopo il ristorante Siriano dell'altra sera, oggi tocca a un posto frequentato solo da residenti, per cui... 
Si mangia molto bene seduti di fronte a un'affascinante moschea. 
8 JD in due. 
Stasera la voglia è di birra e prendiamo due lattine a testa da bere in struttura. Proviamo anche questa Petra Beer. 

In hotel per entrarci, come tutti i Resort in zona, bisogna passare un metal detector con controllo di noi stessi e dei nostri bagagli, ed é qui che ci avvisano che le birre vanno consumate fuori dal resort. 

Ah! La solita assurda precisione che non comprendo.
Gustando questa prelibatezza tutta made in Jordan, ci sediamo davanti al resort. 



Accompagnati da un luminoso spicchio di luna rientriamo per crollare, letteralmente, sui rispettivi letti. 

Domani sarà la giornata più dura e incredibile che mi potesse capitare.

giovedì 19 luglio 2018

Sulle tracce di Lawrence d'Arabia

18 Luglio 2018

Dopo la giornata di relax, inaspettata nel Resort, colazione in camera e usciamo, come il solito, in ritardo e cerchiamo l'amico del tassista con cui ho contrattato ieri. Almeno sette altri tassisti si fiondano su di noi, ma noi abbiamo la targa del veicolo e vogliamo solo Hossein, che arriva preciso come se lo avessimo avvisato, cosi che io e Rodrigo ci inoltriamo tra le spoglie montagne che ci fanno da apripista per il famoso deserto giordano del Wadi Rum (si pronuncia Ram). 

Lungo il tragitto un altro taxi ci affianca, non capisco che cerca da Hossein. Insiste. Ci fa sorpassare e ci risorpassa più volte. Chiedo al driver che vuole e lui risponde ridendo. Si scambiano due parole in arabo, finchè io in italiano gli dico la mia. Lo slalomista mi guarda accigliato e con la lingua dei gesti gli spiego bene il mio pensiero... di prima mattina. 
Hossein si sente tranquillo con l'italian man! 
Effess... (noto intercalare potentino).

Per strada come ieri qualche pattuglia della polizia che piazza blocchi stradali e una specie di casello dove aprono solo il cofano. 

Godiamo del silenzio e della vista di questa strada che si snoda tra montagne apparentemente senza vita, il colore che predomina è il rosso.



Entrati nell'enorme parco, un deserto montuoso, ci ritroviamo nel mezzo di una spianata circondata da rosse montagne. Per accedervi c'è un biglietto da pagare, 1 JD per i giordani e 5 JD per tutte le altre nazionalità, ricordate free per i possessori della Jordan Pass.
Omar sarà il nostro driver guida in questo vasto ed echeggiante deserto; il paesaggio del Wadi Rum è veramente incredibile. 
Alte montagne in arenaria e granito svettano su aperte vallate, raggiungendo i 1700 metri di altezza; canyon tagliai nella roccia, stretti e profondi, nascondono antiche iscrizioni rupestri. 

Il Wadi Rum è un'area protetta di 720 km quadrati e le sue montagne sono la dimora di diverse tribù beduine, che oltre a conservare il loro stile di vita tradizionale, fatto di greggi di capre e tende nere in lana di capra, appunto, le quali sono ormai una caratteristica inconfondibile del paesaggio, vivono anche grazie al turismo.  

Quest'immensa area protetta ospita una varietà di vita selvaggia adatta al deserto, tra cui lupi siriani, iene striate,ibis nubiani, piccoli mammiferi, insetti e rettili e uccelli predatori durante le stagioni migratorie. 

Iniziamo la nostra esplorazione, nel deserto dove Lawrence d'Arabia aveva la sua base, dove costruí la sua dimore e le fonti dove si lavava e abbeverava.



All'incirca in quattro ore saliamo delle dune correndo, rotoliamo riempiendoci della loro sabbia rossa, ci divertiamo come dei bambini o, se possibile, di più... ho la sabbia in ogni orifizio, dalle scarpe ne esce una quantitá inimmaginabile. 


camminiamo nel bel mezzo di un canyon tra altissime rocce si arenaria calpestando sabbia mista a punte rocciose, fa caldo, quel caldo secco che sembra ti faccia sudare meno. 







Mi arrampico letteralmente su una parete per godere di una vista mozzafiato, i rudimenti di arrampicata sportiva servono e come; dall'alto inizio ad urlare divertito dal mio eco. Per scendere temo un po', ma sono tornato indietro almeno di trent'anni oggi. 







Una volta giu relax con tea in una tenda beduina, tolgo le scarpe e mi sdraio su i tappeti, una goduria non da poco. 


Saltiamo sui sedili della toyota che ci scarrozza tra le dune del deserto, tra colori che vanno da marrone al giallo passando per il rosso intenso, qui e là tende nere beduine, cammelli (si a due gobbe), gatti, il vento. 



Salgo sulla vetta del ponte naturale formato da una roccia, me ne frego della mie vertigini, leggendo chi mi tiene a cuore so cosa starà pensando. 
Mamma tranquilla, quando non arrivano telefonate è tutto a posto!





La vista di questo deserto confinato da alte montagne non mi da senso di pace, bensì di libertà. 


L'altezza, il silenzio disturbato solo dal vento che non puoi ingabbiare, uno spirito libero, il deserto che fa connettere se stessi con i sensi. 

Per scendere un po' la paura di scivolare mi viene, ma io sono come una capretta (e non solo per la barbetta ormai lunga) e salto da una roccia ad un'altra, ogni tanto scendo da seduto, fatto sta che ogni volta riesco a tornare alla camionetta sano e salvo, eccezion fatta per l'unghia di un mignolo che si strappa in una delle discese. Niente di grave è solo fastidio. Ancora dune rosse su cui salgo e mi distendo. Una sosta pranzo all'ombra delle rocce. 





Al campo tendato ci aspetta l'immancabile tea e un riposo all'ombra di una roccia distesi su un tappeto, il resto ora non conta. 

Le mosche però sono come i tassisti...scassano! 
Curioso un po' e alla mia vista sbuca uno scricciolo che vaga e parla da solo, è Araf la bimba del campo, con due orecchini sui minuscoli lobi e una magliettina color arancio e due occhietti con un taglio mediorientale; mi guarda e mi saluta con la manina, una volta arrivato il padre che mi da il benvenuto e mi avvisa che fra cinque minuti sarà pronto il tea di benvenuto "era ora! Non ne bevo da tempo", lei sale sulle sue gambe e mi osserva tutto il tempo.



L'attesa del tramonto è con un inglese e un malesiano, si parla in lingua d'oltremanica, ovviamente, e io mi perdo spesso. Ma preferisco la compagnia dei miei pensieri. 



Il calar del sole non tarda ad arrivare mentre io mi scolo altro tea spaparanzato su un'altura. 
Come altre volte, in altri deserti, col calar della notte mentre il sole pian piano va giu lo accompagna il soffiar del vento che alza un po' di sabbia. 
Ho assistito a centinaia di tramonti, sui Pirenei, sulle Alpi, sulla costa livornese, a Finsterrae, a Oporto e Lisboa, nel Sahara, a Lampedusa e nella costa occidentale sicula, ad Alghero e nell'arcipelago della Maddalena, nella perla di Maratea, sul lago di Varese, a Bordeaux, posso continuare l'infinito elenco; oggi aggiungo il Wadi Rum e questo tramonto coperto dai Sette Pilastri della Saggezza, un muro roccioso caratterizzato da sette pinnacoli, un monumento naturale reso famoso da T.E. Lawrence, ovvero Lawrence d'Arabia il condottiero della Rivolta Araba che intitolò così la sua autobiografia, assume altri significati...  





Discendo l'ennesima altura raggiunta oggi accompagnato dal tramonto che si fa sempre più rosso, i pensieri che accavallano ma mia mente sono infiniti, spesso pesanti, non sempre capiti. 
Diciamo che c'è una riunione di condominio tra cuore e cervello, e si sa... le riunioni condominiali si sa quando iniziano e non si sa come vanno a finire! 

Il cielo è ancora azzurro mentre fa la sua comparsa uno spicchio di luna; 
dietro i Sette Pilastri della Saggezza, in direzione Ovest, il sole ha lasciato la scena al giallo, l'arancione e al rosso che colorano l'orizzonte. 

Al campo la cena è preparata in un buco nella sabbia e sopra una montagna di sabbia a cuocere le pietanze. Assisto alla dissotterrazione delle vivande e seduto a terra su comodi cuscini di lana di capra, mentre il cielo si colora di stelle, mangio la cena più buona degli ultimi mesi. 





Ora la temperatura è ideale, in giro ci vado scalzo e la sabbia, che poche ore fa era bollente quando entrava nei miei calzini, ora da un senso di freschezza. L'aria è respirabile e il cielo regala il suo spettacolo migliore come a Nyeri tanti anni fa. 
Allora come oggi. 
La luna connette le anime lontane che si amano. 


Tra notizie e storia

17 Luglio 2018 

La giornata oggi è dedicata al descanso e allo spostamento. 
Una colazione che la parola ricca non rende davvero la proporzione di quello che ingurgito... a tratti mi faccio schifo da solo. 
Ma tant'è che non sai mai se rimangerai durante la giornata. 

Rodrigo è nella hall del mio hotel, gli dico di seguirmi nel ristorante dopo una rigenerante doccia. Mi fa compagnia con il caffè...o ciofeca che dir si voglia, concordiamo che il caffè è un'altra cosa. Lui brasiliano e io italiano, quasi scontato. 

Mentre mangio come un condannato a morte all'ultimo pasto, scrivo un messaggino al basso cileno. Ci raggiunge e mi saluta come sempre "Hola! Chavo del ocho", prendendo spunto da una famosa serie comica messicana, trasmessa in tutto il Sud America e in molte altre nazioni non solo di origine latina. 
Per i latinoamericani El Chavo del Ocho è un programma storico.

Gli attori adulti della serie televisiva interpretano dei bambini di dieci anni, Cecco e Chicco, indossando i classici vestitini dei bambini di quella età. Cecco è solito ripetere la tipica frase: «L'ho fatto apposta ma senza volere». Chicco, il suo migliore amico, vestito da marinaretto con cappellino, ripete spesso: «non mi sei simpatico». 

Per lui tutto il tempo sono stato "El chavo del ocho", perché mi vedeva come una piccola peste cresciuta, che lo prendeva in giro, oltre a fare qualche danno ma soprattutto a contrattare i prezzi con chiunque con modi semplicemente italiani. 

Raccatto la mia roba nella camera e sono pronto, nella hall anche il mio compagno di viaggio con cui affronterò il deserto è pronto. Il buffo Nelson con aria malinconica si lascia andare ad un caloroso abbraccio e mi fa promettere di andare presto a casa sua, nella Patagonia cilena (cioè un invito a nozze per me). 

Avviciniamo il taxi, o meglio è il conducente pancione che ci vede e ci viene incontro a piedi, nemmeno lo lascio parlare, gli dico subito di fare il bravo e portarci ad Aqaba, lui esordisce con "no problem" e mi chiede 50 JD... parte lo show trattativa tra colpi sulla spalla e risate, "Italia nice, Giordania nice" dice, e alla fine con 40 JD ci accordiamo. 




La Via dei Rè, la strada che collega nord e sud del Paese è sicuramente imperdibile in un viaggio in Giordania; è un lungo nastro serpeggiante che è stato utilizzato come via per il commercio per circa 5000 anni. Originariamente la strada cominciava nell’antica città del Cairo, Eliopolis, attraversava tutta la Giordania e finiva nell'attuale Siria. Nel corso degli anni la strada venne utilizzata prima dai Nabatei per il trasporto e commercio delle spezie, poi venne fortificata dai Romani durante le crociate, successivamente Cristiani e Mussulmani la utilizzarono per i loro differenti pellegrinaggi.




Questa Strada serpeggiando tra differenti paesaggi, da un'idea molto chiara di quello che è il variegato territorio della Giordania; passando tra deserti aridi e coltivate colline, percorrendo ampi canyon e piccoli villaggi rurali, mostra quello spaccato di vita che differentemente non si riesce a cogliere visitando solo i luoghi turistici. 


La vista dall’alto del Wadi Mujib, lungo la Strada dei Re è una delle fotografie più famose che si possano portare a casa da un viaggio in Giordania.

Con l'autista si scherza parecchio, gli ripeto che mi piace il suo portachiavi e che qualcosa gliela "fregherò" prima di arrivare ad Aqaba; 
quasi un camioncino ci viene addosso e io spaventato dico "ma vedi sto pezzo di m...", il simpatico driver panzuto apprende bene e subito, tra un intercalare arabo e uno in inglese ci infila sempre la non proprio educata locuzione italiana. 
Sostiamo in un posto dove ci invita a fare una delle più spettacolari foto del viaggio e lui sparisce. Ok, foto fatta ma Issa dov'è finito? Eccolo... "ciccio andiamo" e lui entrando in auto ci guarda con un sorrisone immenso e col suo vocione dice "gift for you my friends" ... regalo del driver, un portachiavi come il suo, di metallo rappresentando i confini giordani e colorato come la bandiera del Regno. 
Senza parole! 

Aqaba eccoci, dall'alto degli ultimi km di strada si vede la città stendersi sul golfo che prende il suo nome nel Mar Rosso. 

Rodrigo dice di portarci all'hotel Intercontinental e io penso che sarà come sempre, il nome non rispecchierà la realtà, invece... e chi se l'aspettava sto posto? 

Il brasiliano lavora con IHG, Intercontinental Hotel Group, e ha vantaggi per tutte le strutture della famosa catena alberghiera. 
In pratica mi sta portando in un resort di lusso passando per la porta principale, ovvero da signori, a 20€ a notte!!!

Se sto sognando non svegliatemi, vi prego. 





Una tizia di nome Brian (?!?!) ci accoglie fuori dalla recepcion, noi abbiamo un angolo dedicato alla ricezione. 
Cocktail di benvenuto tra cordialità e sorrisi. 
Facchini che prendono i bagagli e li portano in camera.
Piscina free
SPA free 
Palestra 
I Bar dentro la hall, immensa, e in piscina nonché in spiaggia
Colazione
e tanto altro... tutto free!!!
In camera troviamo frutta fresca e dolcini, tea, caffé, acqua, latte e altre stregonerie free. 

Io oggi me la godo tutta aspettando il deserto. 

Mi fiondo in spiaggia, attaccata alle piscine, e prendo posto sotto una tenda sdraiato su comodi cuscini e una gentile ragazza mi porta asciugamano e una piccola borsa frigo piena di ghiaccio con bottigline di acqua. 
Manca la canzoncina del telefilm Love Boat, mare profumo di mare. 




Nel golfo é facile vedere a sinistra l'estremità dove inizia l'Arabia Saudita e a destra la città israeliana di Eliath, a soli 4 km di strada. 
Un'immensa bandiera della rivolta araba sventola tra Giordania e territorio Saudita. 
Questa bandiera é stata anticipatrice nei colori di molte bandiere del mondo arabo post-coloniale. Fa riferimento alla grande Rivolta avvenuta tra il 1916 e il 1918 dove gli arabi si ribellarono ai turchi, che avevano assunto la guida dell'Impero Ottomano discriminando i non-turchi. Alleandosi con gli Imperi Centrali, quindi contro la Triplice Intesa nella Prima Guerra Mondiale, i Turchi arrestarono, torturarono e giustiziarono molti nazionalisti arabi, fu cosi che lo Sharïf de La Mecca, Al-Husayn Ibn 'Alī, spinto dalla promessa che gli Alleati avrebbero procurato la completa indipendenza degli arabi dal giogo ottomano, combatté contro i turchi durante la Guerra Mondiale. 

Fondamentalmente, se vogliamo, qui hanno inizio tutte le future complicazione di questa immensa penisola mediorientale, dove vennero tracciati i confini e creati Stati con una squadretta su una mappa dagli inglesi. 

Si, lo so che é un modo molto semplicistico di analizzare le vicende, ma qui non faccio trattati di storia.  

Questa Rivolta Araba é molto famosa per noi Europei per via della figura leggendaria di Lawrence d'Arabia, ossia il Capitano Gallese Thomas Edward Lawrence, che venne distaccato dall'Egitto dove si trovava per lavorare con gli Arabi. 
Il maggior contributo di Lawrence alla rivolta araba, fu quello di convincere i capi arabi a collaborare e sostenere la strategia britannica. Più tardi pianificò un'azione congiunta, con forze irregolari arabe e appartenenti a una tribù fino ad allora agli ordini degli ottomani, contro il porto della cittadina di Aqaba, che rivestiva notevole interesse per i britannici in quanto base di rifornimento sia della Forza di Spedizione Egiziana che per la Rivolta Araba.

La Gran Bretagna aveva promesso che avrebbe sostenuto l'indipendenza araba se gli stessi si fossero ribellati agli ottomani, ma nonostante il successo ciò non avvenne, perché la Gran Bretagna, la Francia e la Russia avevano segretamente concordato di dividersi la penisola araba. 
Inoltre nel 1917 i britannici avevano promesso agli ebrei di istituire quello che sarebbe diventato alla fine l'apripista per il loro Stato in terra di Palestina.

Oggi, mentre scrivo, il parlamento israeliano approva la legge sullo stato-nazione, definisce Israele come la patria storica del popolo ebraico, incoraggia la creazione di comunità riservate agli ebrei, declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua a statuto speciale, dichiara che i Palestinesi sono inesistenti. 
In pratica si presenta al mondo quello che realmente è il sionismo, questa legge mette fine alla farsa di uno stato “ebraico e democratico”, che già di per se è una combinazione che non è mai esistita e non sarebbe mai potuta esistere per l’intrinseca contraddizione tra questi due valori, impossibili da conciliare se non con l’inganno.
Se uno Stato è ebraico, islamico o cristiano non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. Se è democratico, non può essere altro, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. 
Per inciso Israele dichiara di essere la Nazione del popolo ebraico, non uno stato formato dai suoi cittadini, non uno stato di due popoli che convivono al suo interno, quindi smette di essere una democrazia egualitaria, non soltanto in pratica ma anche in teoria.
Finisce la farsa della democrazia più grande del mondo. 

Ecco le parole del giurista israeliano Mordechai Kremnitzer:
"Tutti questi anni d’ipocrisia sono stati piacevoli. Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica, perché lì tutto il sistema si basava su leggi razziali, mentre noi non avevamo alcuna legge simile. Dire che quello che succede a Hebron non è apartheid, che quello che succede in Cisgiordania non è apartheid e che l’occupazione in realtà non faceva parte del regime. Dire che eravamo l’unica democrazia della regione, nonostante i territori occupati. Era piacevole sostenere che, poiché gli arabi israeliani possono votare, la nostra è una democrazia egualitaria... Adesso ci sarà uno stato che dice la verità. Israele è solo per gli ebrei, anche sulla carta. Lo stato nazione del popolo ebraico, non dei suoi abitanti. I suoi arabi sono cittadini di seconda classe e i suoi abitanti palestinesi non hanno statuto, non esistono. Il loro destino è determinato da Gerusalemme, ma non sono parte dello stato. È più facile per tutti così."

Questa legge porta alla luce la verità che molti già conoscevamo, ma che farà piacere ai nuovi amici di Israele e darà più carica al movimento di boicottaggio d'Israele, a me fa male pensando ai piccoli e grandi Palestinesi che ho conosciuto in questo viaggio. 






mercoledì 18 luglio 2018

Posti dell'Anima

16 Luglio 2018

Stamattina sveglia alle 5.30
Alle 6.00 ero sulla strada del siq della cittá dei Nabatei.
Mi incammino nel canyon che porta al tesoro ancora con poca luce
Silenzio surreale... pochissime persone... qualche ragazzo del posto che già a quest'ora prova a offrirti la possibilità di raggiungere questa o quella vetta. Dico di no e sono molto scontroso, vorrei godere a pieno di questa quiete senza interferenze. 

Il sole pian piano va su ma il tesoro è ancora coperto dall'ombra della montagna. Salgo su una piccola altura non senza difficoltà, trovo un posto piano proprio di fronte al Khasneh, trovo resti di una serata tra amici beduini. Che schifo! 


Mi siedo qui, su una pietra in questa altura e mi godo tutto il tempo che ci mette la luce del sole per svelare la facciata del simbolo di Petra. 
La pace e la quiete mi fanno compagnia. Sono in un posto magico che mi fa pensare che tutto è fesseria, che l'essenziale è invisibile agli occhi. Trovo serenità interiore e mi perdo nei miei pensieri non senza ringraziare di tutto ciò che ho. 


In particolare un pensiero perenne mi stimola per il rientro nella mia città. 
Scendo verso le Tombe Reali e sulla sinistra imbocco un sentiero che mi porta fino al Sacrificio, è li che trovo il mio posto dell'anima nonostante i turisti. 

Il sole ha scaldato solo metà monumento quando decido di rientrare in hotel. Sono le 8.00 e fa già troppo caldo. 






Mi fiondo a fare colazione. E ci impiego ben un'ora e mezzo per mangiare di tutto, dall'omlette al pane burro e miele, tea caldo, caffè, latte, fiocchi di avena, frutta di stagione e tutto quello che trovo avanti a me nel buffet. 

Salgo in camera al fresco e mi sdraio sul letto, ancora stanco ma soddisfatto e con una pancia che sembro babbo natale ai Caraibi.

Relax finito... mi chiamano i miei due compagni di questa parte di viaggio, Nelson il cileno e Rodrigo il brasiliano. 
Vogliono andare a quella che è chiamata la piccola Petra, poco distante da qui. 

Rodrigo, ringraziandomi ancora per la soluzione hotel di ieri sera, mi dice che gli piace la mia idea di andare nel deserto e giacché non ha potuto fare l'esperienza ieri di dormire in un campo beduino vorrebbe farla al Wadi Rum con me. 

Ci sto. 
Ma io domani con molta calma vorrei arrivare ad Aqaba, al confine con Israele sul Mar Rosso e fermarmi una notte. Anche per capire la situazione passaggio di confine per il rientro in Terra di Palestina. 
Il brasiliano grazie al suo lavoro ha ad Aqaba una camera all'Hotel Intercontinental con sconto e mi offre di condividerla. 

Compro una bottiglia grande di acqua e andiamo a prendere tutte le nostre informazioni; nel centro visitatori del sito di Petra i due sudamericani vanno a fare le domande del caso, dove prendere il bus domani per Aqaba. 
Io dietro di loro distante alcuni metri, richiamo la loro attenzione stile pastore fischiando e faccio segno che rimango ad aspettarli al fresco. 
Faccio per sedermi e vengo chiamato da una ragazza corpulenta - "Fabrizio! Hola!" - rivolgendosi ad altre due ragazze dice "c'è il ragazzo italiano che viaggia da solo". 
Inizialmente penso (e a bassa voce dico) "ma che vuole sta pazza mo?", poi le riconosco, sono le tre ragazze basche incontrate nell'hotel di Madaba. Che bello! 

Stanno aspettando la guida che le condurrà alle meraviglie della città Nabatea, nel mentre due di loro vanno a comprare cibo e acqua, Leire mi racconta di essere state fino a stamane nel deserto del Wadi Rum e mi da due dritte. 

Arrivano i miei due compagni di viaggio e ritornano anche le altre die spagnole; la mancanza di birra non è solo mia, anche una delle tre spagnole mi dice, scherzosamente, che son 4 giorni che non ne beve e già sta in crisi di astinenza.  Ci salutiamo rimanendo d'accordo che ci rivedremo stasera per "Petra by night". 

Appena in strada contrattazione taxi, il cileno chiuderebbe alla prima richiesta del driver, tutto gli va bene; purtroppo per lui, ma più per i tassisti, ci sta un "italiano loco" che non solo tratta ma deve avere la meglio altrimenti si fa inseguire con abbassamenti di prezzo repentinei, sembra quasi wall street dopo la brexit. 
Ebbene si quell'italiano con sangue berbero sono io. 

Dai 25 JD scontati eccezionalmente per noi (guarda un po') per andare alla piccola Petra, visitarla mezz'ora e ritornare,  mi accordo per 10 JD solo andata e poi vedremo. 
Pochi minuti e siamo al piccolo sito, altra trattativa - "se ci aspetti un'ora e mezza e ci riporti indietro prendi altri 10 Jd" - accettasenza batter ciglio. 

Alla fine Italia 3 Giordania 0, perché questa è come una doppietta più la trattativa per la kufyah di ieri per Rodrigo. 
Nelson inizia a chiamarmi Chavo sempre più insistentemente, io lo prendo in giro in tutti i modi. 
Gli piace molto la parola italiana "panini" e spesso mi ripete in italiano "non lo so!" ridendo, io vedo lui e mi scompiscio dalle risate fino a farmi male l'addome. 

Nel sito nessuno, all'ingresso un simil beduino suona un mandolino rudimentale con una corda fatta di peli di chioma di cavallo. 
Me cojoni! 


Il buffo cileno vuole le foto con le capre che incontra e con i muli con cui si ferma a parlarci. 


La piccola Petra era un avamposto dove si fermavano le carovane prima di raggiungere la Capitale dei Nabatei. Non c'è molto. 




Un canyon corto e molto scomodo si innalza verso un'altura da dove c'è una vista incredibile in mezzo a queste strane montagne circolare. 

Rodrigo che ci precedeva va avanti senza fermarsi, noi incrociamo una coppia di Messicani, che alloggiano nel nostro stesso hotel, e ci avvisano che non vale la pena scendere perché non c'è nulla, si può solo godere della vista. Salgo su un promontorio e resto li, da solo per qualche minuto, a godermi la pace e la serenità che il posto trasuda, oltre a un piacevole venticello. 




L'attesa per la risalita del brasiliano va oltre, tanto che inizio a preoccuparmi, scendo dal mio promontorio e raggiungo Nelson, il cileno, fermatosi ad un piccolo accampamento a parlare con un beduino. 




Ritornando chiediamo, a quei pochi ragazzi beduini che troviamo, se hanno visto il nostro amico. 
Risposte negative, io sono convinto che lui sia sceso proseguendo nella  inospitale zona. 
Un beduino vuole tornare con noi indietro per andare a cercarlo, fortunatamente Rodrigo é di ritorno da solo. 
Si stava connettendo con la natura, Tarzan! 




Rientriamo in questo paesaggio perennemente desertico e arido, il driver ci lascia davanti all'ingresso di Petra, entriamo e ci sediamo nelle sedute a mo di anfiteatro costruite di proposito all'ombra. 
Io non mi sento poi così bene, mal testa e mi gira tutto, oltre a indolenzimento di tutta la parete addominale. 
Il caldo mi ha ammazzato im questi giorni. 
Con poche parole informo il duo latino americano che io, adesso, me ne vado in un bar lungo la strada a bere qualcosa di fresco. 
Mi seguono. 


Una volta nel risto-bar prendiamo, insieme alle bevande fresche, qualcosa da mangiare, un hummus con cetriolino tagliato a pezzi io, tre falafel Rodrigo e una zuppetta calda Nelson. Tutte mini porzioni a mo di tapas. 

Dopo il leggero pranzino io avviso i ragazzi che rientro in hotel "que estoy mareado", mi gira tutto. 
Ho bisogno di fresco e di un letto. 
In poche parole di riposare. 
Appuntamento con Nelson alle 18.00 per rientrare nel sito giacchè noi due abbiamo il pass per due giorni. 
Crollo e non sento il telefono quando il mio buffo amico mi chiama, pertanto scendo nella hall in ritardo ma lo trovo li tranquillo a parlare con chiunque, come sempre, ad aspettarmi. 

Alle 19 proviamo a rientrare a Petra ma, gli ingressi chiudono alle 18 e poi c'è Petra by night perciò stanno lavorando per preparare la scena. 
Ok. 
Nuovamente hotel, avviso il londinese acquisito e prendiamo un gelato e una sprite. 
Mi scrive Leire, una delle ragazze basche, dicendo che hanno trovato un bar che vende birra e ci aggiunge la foto. Ci torneremo dopo lo spettacolo tutti insieme.

20.15 Petra by night 

Ci avviamo mentre il piccolo cileno si ferma, come sempre, a parlare con un tizio che lo accompagna in auto fino all'ingresso. Noi ci eravamo già incamminati. Parliamo di 20 metri di strada. 
Alla porta non si passa senza la jordan pass che attesti che hai già visto il sito, in mancanza il grosso tizio che controlla chiede di vedere le foto fatte alla città rosa per assicurarsi. Questo succede a una coppia argentina che vive e lavora in Giordania.
Tra me e il cileno non poteva mancare di dialogare con la coppia originaria di Mendoza. 
Inizia a formarsi una coda in cui noi siamo tra i primi. 
La strada sabbiosa che porta al siq, canyon, è illuminata solo da uno spicchio di luna e da una fila di candele. 




All'ingresso del siq la strada la delimitano le candele, a destra e a sinistra, nel buio più totale e nell'unico rumore... i passi. 

Suggestivo il momento ma ancora di più quando sbuchiamo al tesoro oscurato dall'avvento della notte e dinanzi a lui, sul poleroso piazzale, un mare di candele e dei tappeti beduini dove accomodarsi. 


Inizia lo spettacolo, nella luce delle sole candele, un flauto riempie le nostre orecchie di una dolce melodia araba, un giovane beduino passa offrendoci del tea. 
Appalusi. 
Lo show continua. 
Un altro suona uno strumento a corda cantando un lamento arabo. 
La serata prosegue così mentre io, tra un tea e l'altro, mi godo la vista del cielo stellato che riempie i miei occhi sdraiato sul tappeto beduino e la musica che inonda le mie orecchie. 
Il momento è magico. 

Entro in uno stato di completa assenza dal mondo. 
È una goduria per i sensi. 

Finita la musica, quello che funge da presentatore racconta una storia, e improvvisamente il Khasneh s'illumina. 
Dal verde al blu, dal dorato al rosso e così via...effetti spettacolari su un posto che si presta bene. 




Camminata a ritroso dopo il rituale fotografico e incontriamo le nostre amiche spagnole. 
Sono Leire, Sai e Dorleta, tutte del Pais Basco, vivono rispettivamente a Vitoria, San Sebastian (due città che mi fanno salire ricordi di Università, del mio grande amico Eneko) e Bilbao. Diventiamo un sestetto da brividi tra discorsi, scherzi e risate, il più gettonato ad esser preso in giro è Nelson che con me fa da ottima spalla.

Loro vogliono la birra... noi la cena. 
Si va al bar Cave della nostra sosta simil pranzo, io ceno con Mnsaf forse la più famosa pietanza del Regno Giordano. 
La convivialità del momento non lascia spazio a malinconie, foto ricordo di gruppo e promesse, promesse di venire nella bella Napoli a visitare la città sotterranea o nella mia Basilicata o Toscana, di contro ho inviti a Londra, Bilbao, San Sebastian e la Patagonia Cilena. 


Abbiamo ancora il tempo per la famosa birra e corriamo prima che chiuda l'unico posto che la vende; il bar, dicono, più antico del mondo...bah...io so solo che una birra in lattina da 0,33 costa 6 JD, qualcosa come 7,20€!!! 
Che fa l'astinenza. 



Ne prendiamo sette e ci incamminiamo verso il passeggio, il bar è in chiusura, Nelson si ferma ancora con un asino a parlarci e a farsi fare foto da Dorleta, io e il resto della truppa proseguiamo. 
Mentre si inciampa in discorsi seri in lingua spagnola, ci scoliamo le preziose birre, non chiedendoci mai se Dorleta avrà ammazzato l'omino cileno. 
Loro non ci trovano per un po', arrivano a birre finite. Pazienza. 

La giornata finisce piacevolmente e con nuovi amici da aggiungere alla vita. 
Le basche non vogliono salutarci ora, bensì domattina... Dorleta l'insegnante elementare vuole andare al Tesoro all'alba, Sai la funzionaria comunale vuole dormire a lungo e Leire è indecisa. 
Nelson alle 17.00 avrà un bus che lo porterà ad Amman, poi aereo e Egitto, Io e Rodrigo  in direzione sud, verso il Mar Rosso ... verso il deserto del Wadi Rum. 

Ci sono luoghi e persone che diventano i tuoi posti dell'anima.