Accoglienza albanese...tra leggende e presidi slow food

7° giorno
Albania


Risveglio in campagna: passa l'arrotino, passa quello che aggiusta le cucine a gas, passano carretti di contadini vestiti con maglioni di lana!!! Sembra di essere fuori dal mondo, ma è bello. È una sensazione nuova dopo la movida di Budva e il turismo sfacciato di Dubrovnik. Nonostante la stanchezza, la collocazione in campagna ci trasmette pace e la colazione si prolunga volutamente più del normale.  Servita sul mega terrazzo di fronte al nostro monolocale, non manca di nulla. Ogni mattina tanta frutta fresca accompagnata sempre da Feta o formaggi caprini, un paio di uova, succhi. Noi ci rimpinziamo perché prima della cena non si sa mai se e quando mangeremo, tanto siamo presi dalla cultura, la storia e la natura incontaminata di questa terra.




Questa a Divjake comunque rimarrà una delle colazioni più buone di tutto il viaggio, preparata con cura e attenzione dal nostro padrone di casa, che già ieri al ristorante si è superato!
Ritiriamo i panni stesi ma non tutto si è asciugato.
Sistemiamo la moto e salutiamo Liri, la signora che ci ha accolto ieri; ci dice essere Dirigente Scolastico della scuola di Djviake: come non finire a parlare con curiosità del nostro lavoro?
Ci dispiace davvero andare via, anche perché, e non è una nota di colore, l'appartamento è dotato di bidet. Lode e gloria a coloro che anche se non sono italiani, utilizzano questo prezioso strumento di igiene personale. Dio protegga chi lo installa! 
W il bidet!!!
Prima di andare via facciamo una capatina al mare, attraversiamo un'immensa pineta. È tutta macchia mediterranea. Dal paese fino al mare, km di camminatoi, pista ciclabile, in pietra prima e in legno nella vasta pineta.
Mare... 
Sembra Metaponto, con la spiaggia vasta e sabbiosa.


Non mi rendo conto che la bassa marea mi ha permesso di entrare dentro il mare.

Anche il GPS mi dà la posizione in pieno Adriatico!

La bassa marea rende la spiaggia immensa. Bel colpo d'occhio, ragazzi e ragazze vanno a prendere il sole.
Passa qualche auto con dei ragazzi e un cane al finestrino con la lingua di fuori. 
C'è aria di cordialità, tutti ci sorridono e salutano.



Torniamo dal benzinaio dove incontrammo gli scugnizzi che ieri sera ci portarono da Fatos Biti, per riempire il serbatoio. Il benzinaio mette la super in Lek (moneta locale) e gli va bene se pago in euro, inoltre mi fa trattare sul prezzo della benzina!!!
Il cambio lo faccio a me favorevole.
Lui sorride, con un dente ogni 6 metri, e dice che tanto fa lo stesso.



Una trentina di chilometri e raggiungiamo il Monastero di Ardenizza, un monastero ortodosso orientale situato su una collina che sovrasta la località di Kolonjë lungo la statale albanese che collega Fier a Lushnjë.

Fu costruito dall'imperatore bizantino, Andronico II Paleologo nel 1282, dopo la vittoria contro gli Angioini nell'Assedio di Berat. Il monastero è famoso come il luogo in cui, nel 1451, è stato celebrato il matrimonio di Skanderbeg, eroe nazionale albanese.
Nel 1780 presso il monastero si è dato vita ad una scuola teologica per preparare i chierici nell'ortodossia greca. Aveva una importante biblioteca con 32.000 volumi che è andata completamente bruciata in un incendio nel 1932. La Chiesa di Santa Maria all'interno del monastero contiene affreschi dei fratelli Kostandin e Athanas Zografi.

Il suo interno è favoloso, restiamo a bocca aperta. La visione ha meritato la sosta. Il guardiano tutto fare non parla inglese, ma è assai cordiale e riusciamo comunque a comunicare. Regala a Zavorrina una cartolina con l'icona di San Cosma.






Salutiamo un ragazzo muto che ci ha guardato la moto e scendiamo dal Monastero sotto un sole cocente, oltre 30 gradi: la nostra prossima destinazione è Berati, la città delle mille e una finestra.
La parte sud dell'Albania ci sta piacendo sempre di più, meno brulla e più verdeggiante. La gente che incontriamo lungo il cammino è sempre socievole e sorridente con i viaggiatori, ci salutano tutti, dai grandi ai piccini. Il rombo della moto ci annuncia, i caschi bianchi riflettono il sole, il microfono della interfono fa tanto pilota pronto per allunaggio... Ci sentiamo quasi come i protagonisti di #Overland e per un attimo pensiamo a come debba essere girare tutto il mondo in sella alla motocicletta. 



È un piacere viaggiare per questi posti e fermarsi a comprare qualche bevanda fresca e scambiare due parole con le persone del posto, chiedere informazioni o semplicemente godersi la vista di quello che avviene attorno a noi.

Raggiungiamo Berat che il caldo ci sta squagliando i caschi... adocchiato un bar e un alberello che farà ombra alla #Tiger. Un caffè (40 cent di euro) e chiediamo internet per trovare un alloggio. Wi-fi non esiste, ma il titolare ci presta il suo telefonino.  Non parla inglese, tuttavia si adopera per aiutarci. Lo fanno tutti qui. 


Prezzi ridicoli per quanto sono bassi.
I love Albania!!!

Optiamo per un Hotel fighissimo a pochi passi da dove siamo e proprio di fronte al ponte ottomano più antico e conosciuto dell'Albania.
Il ponte di Gorica, che prende il nome da uno dei due quartieri della città, sul fiume Osum:  è la giunzione fra due parti della città, i borghi di Gorica e Mangalemi, uno di fede a prevalenza cristiana e l’altro a prevalenza musulmana.




Originariamente il ponte era in legno ma, durante il regno di Kurt Ahmed Pascià, venne edificato in pietra.
Il fiume d'estate diventa completamente asciutto mentre d'inverno la furia delle sue acque è difficilmente contrastabile; una leggenda racconta, che quando furono completati solo due archi, nonostante fosse estate il fiume si infurió e danneggió il ponte.
Per placare l'ira dell'Osum, vennero sacrificati sette agnelli, tanti quanti gli archi che si dovevano costruire per erigere il ponte.
Questo espediente non servì e il fiume continuó a riversare la sua furia bloccando di fatto l'opera.
Essendo i popoli dei Balcani molto superstiziosi, pensarono di sacrificare un essere vivente ben più prezioso di un agnello: la più bella giovane madre della città.
Nonostante avesse un neonato, venne murata viva all'interno del ponte.
Le acque del fiume si calmarono da quel momento e il ponte potè essere terminato.
Ogni anno, in Aprile, cresce sotto al ponte un tipo di vegetazione verdastra che, se colta, lascia nelle mani una resina bianca e collosa, simile a latte materno.
La leggenda narra che sia il latte della giovane mamma immolata per il bene della città.



Dopo un veloce check in, durante il quale il giovane receptionist ci appare subito tanto gentile quanto poco sveglio, saliamo nella stanza, che è piccola ma graziosa: un tripudio di pizzi all'uncinetto, per cui Berat è famosa. Ci rinfreschiamo e scendiamo in strada, prima peró troviamo un benvenuto tutto albanese... due piattini di gliko. 
Questo gliko è una composta fatta di frutta o verdura intera.
Non tutti lo sanno, ma l'Albania rientra nei Paesi del mondo detentori dei cosiddetti Presìdi Slow Food, cioè quei prodotti alimentari certificati in quanto ottenuti da processi agricoli eco-sostenibili e rispettosi della biodiversità.
Il gliko è un prodotto Tipico dell'Albania meridionale, precisamente della città di Permet famosa anche per le terme.
Quello tipico è fatto con il mallo di noci, ma ne esistono varietà fatte con ciliege bianche, melanzane, fico selvatico, prugne o albicocche.

La frutta viene lasciata a mollo per un'ora e venti in acqua fredda e calce, poi viene unita allo zucchero e bollita per circa una ulteriore ora in un pentolone di rame, aggiungendo di tanto in tanto del limone per evitare che la frutta annerisca. A fine cottura, la frutta avrà assorbito lo sciroppo di zucchero, quindi la si lascerà raffreddare per permettere il confezionamento in vasetti. 


Passeggiamo nella Bulevardi Republika, la via pedonale principale della città.
Un bel viale realizzato dopo l’inserimento di Berat nella lista dell'UNESCO dei siti Patrimonio dell'umanità. È il posto ideale per passare qualche ora in completo relax, sorseggiando una bevanda nei tanti locali che vi si affacciano, oppure facendo una piacevole passeggiata.
Noi optiamo per due bicchieri di frutta che un giovane vende all'angolo della strada. Parla italiano e ci chiede subito da quale città arriviamo. Per 200 lek, compriamo un bicchiere pieno di more e un altro di un frutto rosso, acidulo ma buonissimo che non conosciamo. Provengono dal suo orto. 


Specialmente la sera, dopo le 18.00, Bulevard Republika si riempie di persone di tutte le età che vi passeggiano e che la percorrono in su e in giù più volte, facendo delle vere e proprie “vasche".
E anche noi non ci facciamo mancare una vasca, comprando anche dei frutti rossi da un banchettino dove un ragazzo ci dice che sono della sua campagna. 
Nelle strade della città si vedono in ogni angolo venditori di prodotti locali, frutta e verdura, granoni arrostiti al momento o prodotti di manifattura locale.




Nel nostro girovagare, sorpresi dalla vicinanza di una moschea e una chiesa, capitiamo dentro una piccolissima torrefazione. Un posto dell'anima, dove un simpatico commerciante, con gote rosse, capelli bianchi spettinati e occhiali sulla punta del naso, ci spiega i vari tipi di caffè che ha. Sembra un fumetto, eppure è vivo, in carne ed ossa ed è simpaticissimo. 
Sono tutti caffè turchi, tranne uno che è per moka e nel dialogare il commerciante ne fa due sacchetti da 100 gr e ci dice "free"!!!
Non ci credo.
Sono davvero persone squisite in questo Paese.
Mi sento in dovere di comprare qualcosa e allora mi faccio preparare un bel sacchetto di caffè turco solubile.
La qualità che lui ritiene sia il top. 





Girando col calare della sera ci deliziamo a guardare la città bianca tutta illuminata. Affamati  entriamo in un ristorante tipico nel quartiere Gorica consigliatoci dal ragazzo del b&b e ci buttiamo sui piatti tipici:

Biftek Berati per me, un agnello al forno... e un pesce grigliato per zavorrina.

La vista dalla terrazza del ristorante è deliziosa, clima caldo, casette bianche stile balcanico ottomano piene di finestre, luci ad illuminare le case e la montagna dove si trova il castello, tutto coperto da un cielo pieno di stelle.
L'Albania merita di essere visitata. E merita di godere di una fama migliore di quella che spesso la precede. 

















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