Il Monastero di Ostrog... Un'esperienza più che mistica
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Oggi era la giornata del mare splendido, del fiordo di Kotor e del sole, invece le nuvole ci fanno propendere per un giro della costa direzione Tivat. Quello che incontriamo ci piace sempre più.Il 4° giorno ad est ma non troppo.
Continuare a costeggiare le Bocche è la cosa che ci sta piacendo di più, a destra il mare, i porticcioli improvvisati, qualche temerario che si bagna nonostante il cielo nuvoloso e a sinistra le case in pietra alternate a Guesthouse o b&b. Qualche bar.
Tutto molto caratteristico.Raggiungiamo Lepetane, uno dei borghetti prima di Tivat, da dove piccole imbarcazioni traghettano i mezzi sull'altra sponda, precisamente a Kamenari.
Pochi minuti e siamo a terra. A malincuore lasciamo le Bocche di Cattaro, ma con la quasi certezza di vedere qualcosa di altrettanto figo.
A Lipci, poco prima di Perasta, c'è una diramazione che sulla sinistra fa lasciare le insenature e si arrampica sulle montagne... direzione Niksic, la città della birra Montenegrina.
La strada è di piacevoli curve sinuose in salita, andiamo verso Nord e ci avviciniamo al confine Bosniaco. A sinistra l'Erzegovina e a destra il bellissimo asfalto nuovo che porta a Niksic. Mi diverto a guidare fino a che di colpo la strada cambia, si passa direttamente a strada bianca, di terra e pietre. Per fortuna la #Tiger è nata per queste strade e gli #pneumatici #Pirelli sono il top.
Il tempo diventa sempre meno clemente e qualche goccia fa capolino sui nostri caschi #LS2, decidiamo di fermarci in un locale su strada, in mezzo al nulla, su questo infinito altipiano montenegrino dove la strada corre tra rocce rosse.
Nel bar sembra di essere entrati direttamente negli anni '50, la proprietaria con capelli legati in uno chignon antico, sorriso e sguardo di chi ha appena visto due alieni, mi indica il bagno mentre mi prepara un buon caffè. Mi cambio, indosso la tenuta da pioggia. Sui tavoli cestini pieni di uova sode, che, immaginiamo, vengano servite a mo’ di aperitivo.
Bardati riprendiamo la strada.
Costeggiamo il lago vicino alla città della birra.
Pochi chilometri ci portano all'uscita della statale subito dopo Niksic, di qui percorriamo 8 km di salita per raggiungere Ostrog, il Monastero dove si trovano le spoglie di San Basilio, luogo ritenuto miracoloso per tutti i popoli Balcani.
La salita è piena di curve strette, non c'è l'ombra di un guardrail, guardare in giù mette le vertigini; più si raggiungono i 1150 mt del Monastero ortodosso e più la strada si stringe e si curva. Alcune auto davanti a noi mi mettono in difficoltà con manovre a limite.
Parcheggiamo vicino alle fonti benedette.
La fila per entrare è lunga e lenta, continua a piovigginare.
Ogni tanto uno di noi a turno si stacca per un caffè o per curiosare, una foto o sedersi.
Un'ora e mezzo di coda per entrare nella piccolissima e angusta grotta dove riposano le spoglie del Santo. L'acqua inizia a scendere dai cieli, è tutto coperto da nuvoloni grigi. Lampi squarciano il cielo e non si presaggisce nulla di buono.
Non appena arriva il nostro turno e mettiamo piede nella grotta, piegandoci x entrare da una porticina in legno, va via la luce:
l'ideale per chi soffre di claustrofobia.
Di fianco al santo, un pope che ti porge una croce da baciare. Zavorrina sostiene sua una scena abbastanza comica: il prelato sembra mummificato, il buio della mancanza elettrica sembra la nube di fantozzi che ci insegue, fuori il diluvio sta per imperversare...
Saliamo sul campanile creato dentro alla roccia, la vista è paurosa, siamo a picco sulla vallata... 1150 metri!!!
Sulla roccia degli affreschi con tema cristiano ortodosso.
Sta piovendo. Anzi, sta diluviando!
Il tempo di scendere dal campanile e arriva un nubifragio che sembra non aver nessuna voglia di smettere.
Siamo bloccati sotto una piccola pensilina, l'acqua non ci permette nemmeno di raggiungere il piazzale dove ci sono dei porticati e un ostello per pellegrini.
Aspettiamo.
Raggiunto l'ostello, abbastanza fradici, chiediamo se c'è la possibilità di alloggiare per la notte. Una signora e una ragazzina giunonica con i fazzoletti un testa stile sagra du buccacc' d' pummarola (per i non terroglofoni, i vasetti della salsa/pelati), dicono che non sanno, mentre continuano a ripiegare un'infinità di coperte di lana e predisporle in pile che raggiungono i soffitti.
Arriva un ragazzo che chiede come noi, ci aiuta a capire.
Il posto c'è... in camerate da 16/17 letti a castello da 3 posti, per un totale di circa una cinquantina di posti per ogni stanzone. Zavorrina tace sgomenta!!!
Il capo prende i nostri nomi e ci affibbia i nostri due posti. Ci incantiamo per qualche secondo a osservarlo mentre scrive i nostri nomi in caratteri dell'alfabeto cirillico. Cordialità e sorrisi mentre fuori sembra esserci il diluvio universale.
La pioggia non smette neanche un secondo di scendere giù fitta e a grandi gocce.
Del bagno per fare dei bisogni neanche l'ombra... ce ne è uno, stile campeggio la Mantinera di Praia a Mare [leggasi spartano, assai spartano] ed è oltre il parcheggio delle auto, circa 100 metri.
Annamo bene!!!
Vado in avanscoperta, anche perchè non resisto più... Arrivo in una cosa che ricorda molto da vicino un porcilaio. Solo turche, anche per le donne. Puzza e zuzzima!
Alè... Viva i miei anticorpi!
Ritorno e provo a sistemare la #triumph sotto l'arco dove ci sono le tre fonti di acqua santa.
Almeno a coprire la catena e le sacche. Continua il diluvio.
Ritorno da zavorrina che nel frattempo è sempre meno entusiasta del luogo, ma come darle torto... anche io che ho dormito veramente ovunque ho serie difficoltà.
Entra qualche famiglia con bambini e le mogli fanno tutte le stesse facce.
Non vedo gente che gradisce. Più che altro è la scena del naso che recepisce il puzzo di sottofondo a fare impressione.... e del resto, se tutti i pellegrini tolgono le scarpe e danno libero sfogo al tanfo di piedi tenuti 5/6 in scarpe da ginnastica, non può essere altrimenti.
La fame ci prende e divoriamo letteralmente, in piedi, il prsut preso a Njegusi. Acquisto provvidenziale!
Intanto la pioggia, finalmente, diminuisce di parecchio.
Decido... Si parte.
Del resto Niksic non dista poi molto.
Scendiamo dalla montagna affrontando le curve bagnate con molta calma e attenzione.
Passiamo Niksic, il tempo dà tregua... di comune accordo proviamo a raggiungere il parco del monte Durmitor.
Iniziano le belle curve che portano al monte e riprende anche la pioggia, leggera ma che ci fa preoccupare.
Andiamo piano anche per il freddo che ci è entrato nelle ossa.
A Savnik facciamo sosta per la benzina, di fianco abbiamo un hotel e nella stessa struttura un market.
Sazio la tre cilindri, compriamo acqua e decidiamo di fermarci qui. Mancano 20 km per Zabljak, paese porta d'ingresso del lago nero e di tutto il Parco Nazionale del Durmitor, e preferiamo farli con la luce del giorno.
L'hotel è stile baita alpina, carino, caldo e comodo, oltre che economico. Chek in e scendo a comprare la cena al market.
Una doccia calda, ci sfamiamo, ci coccoliamo con della cioccolata fondente e crolliamo in un sonno rigeneratore.
Il freddo preso è tanto che zavorrina scova in fondo all armadio una coperta di pelo che fa tanto Heidi.
Domani ci aspetta il Durmitor e il suo Crno Jezero, il Lago Nero. Speriamo il tempo sia clemente.
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Il classico esempio di trovarsi nel posto giusto al momento sbagliato. Un bravo di incoraggiamento lo meritate tutto.
RispondiEliminaHai centrato in pieno. Ma non demordiamo... Avremo giornate migliori 😉
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