Arrivederci Islanda
È l'ultimo giorno in terra d'Islanda.
Il risveglio nel nostro adorato Hotel Lotus è bello. Camera calda, ampia, accogliente, tutto è nuovo.
Il tempo di una doccia e ci tuffiamo nella tanto desiderata colazione a suon di prodotti tipici e freschissimi. Lo yogurt è delizioso, il latte sa di latte, ma è soprattutto la cortesia del personale di questa struttura a conduzione familiare a farci sentire "a casa". Sono felici di averci avuto nuovamente ospiti e vogliono chiacchierare, come del resto tutti gli islandesi. Sarà perché è un posto remoto? Non sappiamo, ma tutti sono gentili, desiderosi di aiutare chi chiede info e sinceramente interessati a sapere chi sei, che fai, da dove vieni... È il posto per me! (me= la metà femminile del blog, il cui stile, a detta di alcuni tra i sostenitori e lettori dello stesso, è assai riconoscibile!
Giusto per ribadire il concetto di parità di genere, eh!)
Di mattina Reykjavik è più bella e le casette colorate viste dall'alto della Chiesa Hallgrimskirkja sono l'immagine che probabilmente ci porteremo nella memoria quando ci penseremo.
La strada principale, Laugavegur, brulica di gente, i negozi sono aperti e illuminati, iniziano a metter su le luci natalizie... Chissà che atmosfera ci sarà fra qualche settimana.
Scendiamo al porto e il freddo è pungente.
La piccola Reykjavík ci piace... è una Potenza che ci ha creduto di più.
Nella cattedrale, considerata il capolavoro di quello che è stato definito lo «stile nazionale "basaltico" islandese, c'è un bell'organo, alto 15 metri con un numero strabiliante di canne, unico elemento decorativo in un interno tutto spoglio. È immenso, la vera attrazione di questa chiesa, tanto mastodontica all'esterno quanto spoglia e semplice dentro.
La capitale più piccola d'Europa è piena di negozi, molti della linea Icewear che propone maglioni di lana di pecore e capre islandesi. Sono capi piuttosto costosi, ma al motto di "E DAI, MO' SIAMO QUA, COMPRIAMONE UNO!!!", convinco la mia metà ad entrare per indossarne alcuni. (A scrivere è sempre quella delle quote rosa di cui sopra!!)
C'è pure il tempo per le ultime cartoline e per una sosta in panetteria, dopo aver spulciato tutto il centro: cattedrale, parlamento, porto, resti del primo insediamento vichingo, la bella piazza centrale dove zio Fab approfitta delle panchine con poggia gambe, mentre leggiamo il racconto del primo insediamento su questo suolo, una fattoria. Eh già... Reykjavík nasce su una fattoria.
Nel pomeriggio, in nome della parità di genere, lo yang della coppia (il masculo) lascia la guida della 4x4.
Portiamo la macchina all'aeroporto.
Un po' ci dispiace: il mezzo che ci ha scarrozzato per 9 giorni ora verrà noleggiato da qualcun altro.
Lungo la strada che ci conduce a Keflavík il panorama cambia, si nota il suolo lavico ricoperto di vegetazione. Tutto è ondulato di color verde scuro e nero.
Sulla penisola di Keflavík stanno avvenendo le recenti eruzioni del vulcano Thríhnúkagigur.
Piove fitto fitto, ma stranamente non fa freddo.
80 euro di taxi (leggasi OTTANTA, mang a Dubai se ti acccompagna uno sceicco in persona!!!) ci permettono di lasciare le valigie nella Guesthouse dove dormiamo questa notte, non lontano dall'aeroporto Keflavik, gestita da un simpatico proprietario, tale Bernhard e di raggiungere poi la famosissima Blu Lagoon dove rilassarci prima di lasciare il Paese, all'alba.
L'amico Bernardo, pur vedendoci arrivare carichi come muli, un po' sudati e accaldati e chiaramente di fretta (c'era il tassista fuori che aspettava per portarci al centro termale), non si scompone, non muove un dito mentre la metà maschile della coppia arranca tra zainoni, zainetti, trolley e valigia mega. Bernardo ci guarda impassibile e ci invita a togliere le scarpe, come da abitudine qui. A nulla serve dirgli che dobbiamo solo lasciare le valigie e fuggire via... Niente, lui e la sua panza sono irremovili e inamovibili, visto che nn si sposta di un centimetro dalla soglia dell'ingresso. Imprechiamo, ma in dialetto, perché dà più soddisfazione. Bernardo ci guarda immobile e compiaciuto. Ha uno scatto stizzito, solo quando lo zaino da 70 litri non passa attraverso la porta, ma noi spingiamo, pure coi piedi... A quel punto, ci aiuta e dice: "Wait wait, i don't want you damage my door. (calma, nn voglio tu danneggi la mia porta!)" .
Le imprecazioni a questo punto diventano jasteme, ma silenziose perché troppo brutte!
La Blu Lagoon, in islandese Blàa lónid, è bellissima.
In mezzo a terre laviche ci sono enormi pozze di acqua sulfurea; qui su nasce questo centro termale, il più famoso d'Islanda. Una surreale macchia di colore e calore in mezzo alla desolazione quasi demoniaca dei cumuli di lava intorno.
Dentro è grande, ristorante, bar, negozio di prodotti cosmetici, zone massaggio, spogliatoi e... le enormi vasche di acqua calda all'esterno. Raggiungiamo un bar rimanendo nell'acqua per prendere un drink offerto dalla struttura.
Incontriamo una coppia di Torino, due infermieri, Cristina e Davide. Molto simpatici e gioviali. Cristina ha due occhi vispi su un viso simpatico e Davide due fari azzurri che si confondono con le acque.
Con loro iniziamo a chiacchierare e andiamo a farci le tre maschere facciali previste nel pacchetto.
Relax tra vasche, cascate di acqua bollente direttamente sulle spalle, sauna e bagni di vapore.
La parte gentile della mia coppia prosegue nelle sue spese folli tra creme e cremine.
I ragazzi ci daranno un passaggio al paese di Keflavík, ma moooolto più significativo secondo loro abbiamo la stessa età... 29 anni!!!
Decidiamo di andare a cena insieme.
Il vento gelido ci fa soffrire quando scesi dall'auto cerchiamo un posto per mangiare.
Sono solo 450 metri da percorrere a piedi ma sembra di dover affrontare un tragitto di overland nei ghiacciai.
La sofferenza viene ripagata una volta raggiunto il figherrimo ristorantino, il Library bistro (www.librarybistro.is). Sembra di entrare in una vecchia biblioteca... come accontentare la mia dolce scrittrice.
È d'obbligo assaggiare l'aragosta prima di andare a sistemare i bagagli... Domattina alle 5.30 i nostri nuovi amici passeranno a prenderci e noi cominceremo una nuova avventura.
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