verso i Fiordi Orientali

Hofn... Piccola cittadina di 1700 abitanti, roba che nella mia città il quartiere di Poggio tre galli ne fa il doppio. Ma qui ogni cittadina è formata da un mini agglomerato di casupole. Ciò che da noi è una frazione o una piccola contrada qui è una cittadina e tutte hanno la chiesa e i servizi essenziali. Questa caratteristica dà proprio il senso di comunità e di solidarietà. Sono in pochi, in piccole casette colorate, ma pronti ad aiutare il viandante che arrivi qui! 
Il nome per intero della cittadina è Höfn í Hornafirði.
Situato su una lingua di terra, la vista che offre al porto è impareggiabile. In lontananza, ma neanche tanto, si vede il Vatnajökull, il maestoso ghiacciaio che domina su tutto. 
Il cielo è splendido stamattina... Sole e tutto azzurro. Ma tira un forte vento gelido che ti ghiaccia le sinapsi e ti rallenta i pensieri.
Piccolo giro di Hofn quando la cittadina si sta ancora svegliando. Aspettando l'apertura del supermercato passa una colonia di piccoli bimbi con zainetti e pettorine gialle accompagnati da tre maestre, supponiamo. Il vento non scalfisce questi piccoli vichinghi del 2021. Ordinati, attraversano la strada, giocano, ridono... I bimbi sono tutti uguali. 
Una scena ci colpisce: passa un trattore con un giovane uomo alla guida. Dalla fila si sporge un bimbo biondo e paffuto che fa ciao ciao con la manina.... E il papà  emozionato risponde al saluto! Che tenerezza! 
Ma anche una riflessione : perché invece da noi i figli bisogna accompagnarli fin dentro l'aula ovviamente direttamente con il deretano sul sedile, sia mai prendano freddo? Perché da noi, genitori assurdamente ansiosi, creano ingorghi di prima mattina pur di non far percorrere ai pargoli 200 metri? E soprattutto, se la stessa scena avesse avuto per protagonisti italici babbo e bimbo, scommettiamo che il primo sarebbe sceso dal trattore a chiedere conto del perché il secondo non era apri fila? E perché la maestra aveva scelto proprio quel punto per attraversare? Domande esistenziali, senza dubbio!!!

Nel Netto, supermarket economico, troviamo tante cosine strane e tanti marchi italiani. C'è pure Rummo!!! #terroninelmondo

Compriamo la colazione qui, skyr e berliner, e ci sediamo ai tavoli dediti a gustare il caffè islandese. Qui paghi il bicchiere e poi ne prendi quanto ne vuoi. Un ragazzino delle scuole medie, presumiamo, riscalda la sua pizzetta nel micro onde a disposizione di tutti nell'angolo predisposto nel supermercato.

 Nn immaginiamo la fine miseranda che quello stesso microonde farebbe se fosse in un supermercato italiano! (o meglio, come direbbe qualche leghista : se fosse sotto il Rubicone!) 

Arriviamo a Diamond beach... Una spiaggia nera dove giacciono enormi pezzi di ghiaccio provenienti dalla attigua laguna di Jökulsarlon. 
Troviamo una panchina e ci sediamo ad osservare questo spettacolo non proprio felice, perché questi enormi pezzi di ghiaccio non sono altro che il risultato dello scongelamento del ghiacciaio. Dell'effetto dell'uomo sulla natura. 
Faccio la fredda conoscenza dell'acqua del Mar di Norvegia... per quanto ci sia la bassa marea, un'onda un po' troppo lunga mi sorprende mentre fotografo pezzi di diamanti di ghiaccio con sullo sfondo l'enorme Vatnajökull. Risultato: piedi zuppi fino alle caviglie. 

La Laguna di Jökulsarlon si è formata con lo scioglimento di una delle lingue di ghiaccio del Vatnajökull e prosegue nella foce. Da qui i pezzi di ghiaccio raggiungono il mare, il quale li restituisce con forza sulla nera spiaggia. Pezzi di ogni misura giacciono sul bagnasciuga come se fossero enormi diamanti... da qui il nome diamond beach, che gli islandesi tuttavia non amano. 

Rimaniamo del tempo indefinito in un angolo ad osservare le foche che giocano tra le correnti e i grandi pezzi di ghiaccio. Altro spettacolo gratuito offerto gentilmente da madre natura. 

Oggi è davvero una giornata piacevole, sia nel clima che nei cuori. 
Riprendiamo il cammino curiosando dentro un'azienda agricola invitati dai tanti caprini e bovini che intasano un ingresso. 
Dalle enormi vetrate sbirciamo grandi mucche che brucano sotto dei macchinari mentre vengono munte... Noi scambiamo il tutto per un centro fitness e i macchinari per tapis roulant.  Solo avvicinandoci di più, capiamo! 

Dopo una sosta rifornimento, passiamo il primo pomeriggio tra le coste dei fiordi orientali. Il panorama cambia leggermente, il verde lavico fa posto al giallo, fino a trovare macchie di rosso che si confondono col nero di eruzioni passate. Tutt'intorno il mare blu e il cielo oggi azzurro. 
Qui e là una casetta in mezzo al nulla alle pendici di grosse montagne rocciose, luci accese, finestre senza tende, porte aperte.

Siamo ad est dell'isola e spinti da tutte le volte che abbiamo percepito odore di fritto, scegliamo un piccolo paesello su un fiordo per mangiare fish & chips. Siamo a Djupivogur e pare di essere dentro una puntata di Linda Ingstrom! Vorrei una birra, ma non solo l'offerta è limitata, delle uniche due presenti in menù, il Gunter dietro il bancone mi dice che quella da me scelta è finita. Mi devo accontentare di una IPA! 

Ci rimettiamo in viaggio, dobbiamo raggiungere Seydisfjordur, dove abbiamo prenotato per la notte. La strada è ghiacciata, nn poco. Ma la #wolkswagen #tcross va senza indugi. Le gomme sono perfette e comunque anche la manutenzione del manto stradale non fa una piega. Si sale per parecchi chilometri, nel nulla. È talmente buio che nn si vede neppure la neve se non quella illuminata dai fari dell'automobile. Ogni tanto passa un altro viaggiatore, quasi tutti turisti. Si "svalica" finalmente e inizia la discesa verso il fiordo. 

La cittadina che ci accoglie, seppure nel freddo, è meravigliosa, un quadretto impressionista. Le casette colorate sono vicine quasi a volersi riparare dal freddo che soffia dal porticciolo, vero cuore pulsante di questo villaggio. Sembrano le casette di marzapane di Hansel e Gretel. Tutto è pulito, tutto è in ordine, tutto è bellissimo. Sullo sfondo l'onnipresente chiesa, azzurra e una strada colorata con le sfumature dell'arcobaleno che ad essa conduce. 

Dopo aver preso possesso della stanza mini ma molto confortevole nella guesthouse della cittadina, facciamo un breve giro per due foto in notturna. Ma fa troppo freddo e ci imbuchiamo in un pub nordico, l'unico, aperto. Ne approfittiamo per assaggiare il caldo liquore di islanda, un distillato di cereali e patate fermentate, aromatizzato al cumino: il #Brennivin, detto anche la morte nera per quanto è forte. Sinceramente, però, in confronto alla grappa veneta è poco più di acqua del rubinetto. 

Ci serve una giovane polacca. Come si vive qui, in questo posto fiabesco? - chiediamo. Lentamente è la risposta. La gente, dice, qui nn va di fretta e non soffre gli stress del resto d' Europa
Andiamo a dormire colpiti da questa affermazione e sbirciamo il cielo in cerca dell'aurora boreale. Ma è nuvoloso e siamo stanchi. Il tempo di una doccia e crolliamo. 

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