Sua maestà l'Aurora Boreale... e non solo
Dopo l'eccitazione di ieri sera, dovuta alla comparsa di sua maestà l'Aurora Boreale, il risveglio è su un'altura nella struttura dove abbiamo pernottato, stile cottages molto pulito e accogliente. Percorriamo il lungo corridoio pieno di vetrate che affacciano da un lato su un lago dall'altro sul ghiacciaio, ottimo contorno.
La colazione è ricchissima e servita in un enorme salone. Non capiamo alcune recensioni negative: per quanta gente ci sia non c'è il caos descritto. Boh!
Raccattiamo le nostre cose e accendiamo il mezzo meccanico che ci scorrazza per le verdi vallate laviche.
Il tempo oggi non promette nulla di buono. Non piove ancora, ma è molto nuvoloso. Nonostante ciò, non fa freddo.
Torniamo sulla ring road 1 e raggiungiamo Skogafoss... E qui vediamo realmente cos'è una cascata islandese!
Fenomenale!!!
Skògafoss è una grande cascata su una ripida parete rocciosa di 62 metri. La forza con cui raggiunge la valle è prepotente. Dalla sua caduta si formano nubi di acqua, più ci avviciniamo più ci bagniamo, ma la tentazione è tanta e siamo come bambini. E poi il poncho-tenda della #ferrino aiuta molto, mi bagno solo le tibie.
Non vorremmo mai andar via tanto ci ha rapito questo scenario. Si capisce proprio quanto siamo piccoli di fronte alla madre terra.
Ci inerpichiamo lungo centinaia di scalini per raggiungere la vetta di skogafoss, dove il fiume si tuffa giú formando la cascata. La vista sulla valle sottostante è molto suggestiva. Sotto di noi i fumi provocati da skogafoss e le praterie verdi e nere dove brucano le pecorelle islandesi. Sembra un quadro e occorre muoversi con discrezione per nn rovinare questa meraviglia. Si ha davvero l'impressione di essere ospiti nella natura!
Di nuovo sulla ring road cerchiamo il relitto di un aereo della US Navy che nel 1973 effettuó un atterraggio di emergenza sulla nera sabbia lavica. Ma inizia a piovere, piano piano poi a dirotto e i 7 km di camminata da fare, ci scoraggiano.
Ripieghiamo sul Solheimajokull, lunga lingua del piccolo ghiacciao.
Arriviamo con una piccola camminata di pochi minuti sotto alle alte rocce di ghiaccio, celesti dentro e nere fuori, ricoperte di sabbia nera proveniente da qualche attività vulcanica.
Il paesaggio è lunare, ed è molto chiaro quanto ghiaccio si sciolga e si perda ogni anno. Un vero problema di tutto il globo a cui nessuno sembra badare veramente. La lingua del Solheimajokull si sta ritirando rapidamente, lasciando una striscia di acqua dove resistono enormi pezzi di ghiaccio. Ci arrampichiamo un po' sul ghiacciaio, stando attenti a non fare troppo gli avventuruosi. Il tempo è buono, tutto ricoperto di nuvole su di noi, ma temperatura gradevole.
Mentre ci dirigiamo alla scogliera di Dyrhólaey, dove di solito nidificano le pulcinelle di mare, caratteristico e simpatico volatile islandese, inizia a venir giù tanta pioggia e, nonostante scenda giù forte e voluminosa facciamo un giro attorno al faro. Sembra di essere in un film. Sotto di noi il mare sbatte sui neri scogli, la spiaggia lunga e nera è violata da onde altissime. Un arco di roccia vulcanica in mare ruba mille foto.
Ormai la pioggia mi ha inzuppato dalla vita in giù, scelta infelice quella di togliere il poncho-tenda e indossare solo il giubbino! Le gambe sono zuppe, ma imperterrito scendo sulla spiaggia Reynisfjara per ammirare le colonne famose createsi dall'incontro della lava calda del vulcano con le acque fredde dell'oceano.
Rimaniamo estasiati da queste colonne di basalto che sembra spuntino dal suolo come tanti enormi spilli neri.
Piove.
Il mare fa sentire tutta la sua forza. Le sue onde sbattono su questa lunga lingua di sabbia color pece. In mezzo al potente mare di Norvegia svettano alte rocce basaltiche formatesi dal magma che raggiunse le fredde acque. Sono lí nel mezzo quasi a voler contrastare la forza del mare in movimento con la forza della loro pazienza.
Dietro la parete rocciosa troviamo riparo sotto una grotta formatasi allo stesso modo. Soffitto e pareti sono formate da questi spilloni neri di basalto, alcuni sembra non abbiano avuto il tempo di crescere in lunghezza.
Piove a dirotto, il mare continua a invadere la striscia di terra con onde sempre più alte e prepotenti, noi ci godiamo questo ennesimo spettacolo della natura incuranti della pioggia.
Quando decidiamo di andar via siamo ormai bagnati come pulcini, ma felici come bambini.
Un cambio era previsto e dallo zaino viene facilmente fuori un pantalone.
Un po' di cammino in auto alla ricerca di un posto dove dormire. Con la mia metà alla guida, arriviamo a Kirkjubæjarklaustur, piccolo borgo sulla ring road 1, alla rotonda c'è una pompa di benzina e un fast food islandese con annesso minuscolo market. Entro vestito come Roberto Bolle, con un pantalone intimo termico e la fascia para orecchie!!! Dentro compro dei biscotti, una cioccolata e del pane, tutto seguendo solo ed esclusivamente il prezzo.
L'albergo scelto è a pochi metri, il Klaustur offre servizi alberghieri con standard pienamente europei. Camere piccole, stile islandese, pulite e comode. Alla Recepcion facciamo la conoscenza di una ragazza di Barcellona, simpatica e paziente. Finalmente parlo una lingua a me più congeniale, mentre la mia metà si trova pienamente a suo agio con l'inglese.
Dopo una meritata doccia calda e aver sistemato i miei pantaloni bagnati vicino al rovente calorifero, profumati e stremati ci concediamo un giro al bar dell'albergo e poi una cena in camera come da nostro stile: panino home made.
Non c'è molto tempo per parlare... Crolliamo sfiniti.
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